¤ Recensione Ghost in the Shell S.A.C. Solid State Society

Ghost in the Shell S.A.C. Solid State Society è un film d’animazione giapponese del 2006, diretto da Kenji Kamiyama. Prodotto dalla Production I.G nel 2006, il film fa da special di chiusura alla due serie televisive GitS: Stand Alone Complex e GitS: S.A.C. 2nd GiG.


Nel 2034, la Sezione di Pubblica Sicurezza Numero 9 è ancora attiva e si appresta a risolvere un nuovo cyber crimine. Un misterioso terrorista sta diffondendo un virus (elettronico) che provoca reazioni suicide negli individui che ne vengono infettati, ma dopo che il maggiore Motoko Kusanagi aveva lasciato la sezione (ben 2 anni prima), molto sembra essere cambiato all’interno di questa squadra speciale. A prendere il comando della squadra infatti adesso ci sarà Togusa, e non, come sarebbe stato presumibile, Batou, dato che quest’ultimo, all’epoca del passaggio di mansione, aveva rifiutato l’incarico senza possibilità di appello. Durante le indagini comunque, un terribile dubbio salterà in mente agli uomini della Sezione 9: il maggiore Kusanagi potrebbe avere qualcosa a fare con i sanguinosi attentati delle persone colpite dal virus. Tutta la storia si dirama nella ricerca della verità, e non senza colpi di scena si arriverà a scoprire manovre segrete di cui lo stesso governo nazionale potrebbe essere il promotore segreto.

La narrazione si svolge due anni dopo la conclusione di 2nd GIG, con una sezione 9 super potenziata diventata un organo di sicurezza finalmente di peso ma che per questo è dovuto scendere a compromessi.

Queste le premesse che fanno da sfondo alla trama vera e propria di questo caso Solid State Society, che come da abitudine Stand Alone Complex è un poliziesco strutturato su più livelli. Trama che si dipana partendo da dei casi di attentati collegati a un generale agli arresti domiciliari e che finisce a un caso di bambini rapiti (20.0000 bambini!!!) e di sanità pubblica legata ai vecchi pensionati senza famiglia e alle strutture che monitorano le loro condizioni di salute. Il tutto sotto l’ombra misteriosa e oscura delle due torri della Solid State Society, con la figura occulta del Maggiore che assume dei contorni sinistri.

Il soggetto di ‘Solid State Society’ è, come sempre, impareggiabile: ancora super-hacker e oscure trame governative, ma anche stavolta Kamiyama stupisce nel suo sfruttare la componente cyberpunk per parlarci, con coerenza e naturalezza inattaccabili, di piani per salvare la società dal degrado sfruttando dei particolari Ghost.

Solid State Society ha qualcosa che stona nel confronto di filosofia con i suoi predecessori, eppure ha qualcosa di profondamente intrigante da dire allo stesso tempo. In mezzo a tutta la filosofia di Ghost In The Shell c’è anche “questo”, intrighi politici di portata notevole, drammi esistenziali della società e non del mero singolo, dilemmi di tipo collettivo e non da stand alone. Quando si deve parlare della massa è difficile che i toni siano toccanti eppure il caso del Marionettista, il progetto Solid State, il dramma delle nuove generazioni da salvaguardare, tutto questo non è trattato con fredda analisi tecnica (tipico dell’analisi collettiva), si è riusciti a dare intensità emotiva ad un’analisi di politiche di massa. Questo è grandioso; tramite i personaggi che ormai si conoscono da film e serie, a monte si è eseguito un cambio di prospettiva, non sono più gli stand alone sotto analisi, è la massa da cui a volte saltano fuori gli stand alone e sono i problemi di quella massa il vero protagonista di questo film.

Il profilo tecnico è ovviamente notevole, i personaggi sono definiti in modo egregio, siamo a un livello molto superiore anche a quello delle due serie. Le ambientazioni mancano del lato oscuro tipico di Ghost In The Shell ma, anche qui, si vuole dire altro, si vuole guardare altro; prendono d’importanza le rappresentazioni urbane per la massa e non più la città intesa come campo di battaglia dove più o meno tacitamente si muovono gli stand alone. Va tenuto da conto il concetto anche dal lato tecnico.

Le musiche sono come sempre impeccabili, la colonna sonora ha sempre avuto un grandissimo ruolo nelle due serie come nei film e anche qui non si smentisce.

Proprio in questi giorni la Dynit ha rilasciato, per il mercato Home Video italiano, una duplice edizione home video della pellicola. La prima di queste edizioni è costituita dall’ormai scontata edizione DVD con traccia video in 16:9 e traccia audio in Dolby Digital mentre, la seconda proposta è in formato Blu Ray con traccia video a 1080P e traccia audio in DTS HD Master audio pienamente in linea con gli standard dei supporti Blu Ray. Purtroppo entrambe le edizioni risultano essere prive di contenuti extra ed inserti speciali di particolare e rilevante importanza.

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