Chi legge comics è abituato a “rileggere” spesso nuove versioni delle origini dei supereroi, per esempio Batman Anno uno di Frank Miller, Superman Man of Steel e Spiderman Capitolo Uno di John Byrne, e potremmo farvi molti altri esempi. Ma solo un personaggio dei fumetti italiani poteva essere tanto innovativo d’aver il remake del suo primo numero: Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo, creato dalla penna di Tiziano Sclavi.
Il fumetto nella sua storia ha avuto alcune fortunate coincidenze e alcuni incidenti di percorso. È successo spesso che molte opere fossero talmente avanti da non essere capite subito se non dopo diversi anni dalla loro prima pubblicazione (spesso decretandone una ingiusta chiusura) per esempio: gli x-men della Marvel, nati negli anni 60 ma diventandone un fenomeno nel decennio successivo, una cosa simile è successa per la complicata vita editoria di Ken Parker della Bonelli, che all’epoca della pubblicazione non ebbe mai un vasto pubblico, ma dopo la chiusura divento un cult, venendo poi ristampato nel 2003 in volumi dalla Panini trasformandolo, di fatto, in un caso editoriale.
Questo lungo preambolo era necessario per spiegare che a volte succede anche l’esatto contrario, cioè un fumetto esce proprio nel momento giusto in un incredibile e inaspettato allineamento di fattori che ne decretano il successo, questo è successo ad uno dei più grandi casi editoriali del fumetto italiano: Dylan Dog.
Dylan Dog ha cambiato per sempre il fumetto italiano, pubblicato per la prima volta nel 1986 diventò un successo incredibile per la Bonelli solo nei primi anni 90, grazie e soprattutto all’opera del suo grande creatore Tiziano Sclavi e all’opera degli innovativi disegnatori tra cui: Corrado Roi, Angelo Stano, Claudio Villa, Bruno Brindisi e molti altri.
Le fortune maggiori di Dylan Dog (anche se la fortuna non basta mai a spiegare un successo tale se dietro non c’è pure una buona opera) è stata quella prima di tutto di trovare il genere giusto, cioè l’horror, un genere vasto e ricco di sotto generi ma, soprattutto, la fortuna di trovare un pubblico pronto a ricevere le sue storie. In Dylan Dog c’è spesso una splendida rielaborazione delle icone del genere horror ma, cosa più importante, ci sono molte nuove idee affascinanti e profonde, tra queste il fatto che la vita di tutti i giorni sia più spaventosa e terrificante di qualunque storia horror e che spesso l’uomo comune nasconda aspetti più orribili di qualunque altro mostro.
La prima storia di Dylan Dog è l’alba dei morti viventi, scritta dal creatore Tiziano Sclavi e disegnata da Angelo Stano ed esce il 26 settembre 1986. La storia è molto ispirata al film di George A. Romero: la notte dei morti viventi del 1968, anche il titolo lo richiama. Già in questa prima storia ci sono tutte le caratteristiche della serie e del suo protagonista. La storia si apre con un classico del genere horror una ragazza semi nuda che scappa da qualcosa di spaventoso che si scopre essere uno zombie, Sybil Browning lo uccide con paio di forbici. Il non-morto era suo marito John. Sybil va dal Dylan Dog indagatore dell’incubo, l’unico che potrebbe credere nella sua storia. Sostiene infatti che John era già morto e che lo ha dovuto uccidere per salvarsi dal suo zombie. Dylan le crede e inizia ad indagare. L’indagine lo porta fuori Londra e in un’avventura dove dovrà sfuggire ad un esercito di non-morti affamati di carne umana, a capo di questo esercito c’è il dottor Xabaras creatore dell’infezione zombie e che diventerà l’arci-nemico di Dylan.
Numero dopo numero Dylan Dog conquistava sempre nuovi lettori, che richiedevano le ristampe dei primi numeri. Dylan nei primi anni 90 aveva già conquistato un’intera generazione di adolescenti, che potevano finalmente leggere storie Horror e che trovava in Dylan Dog un nuovissimo fumetto con tematiche forti, ma che soprattutto che riusciva e riesce tutt’ora a parlare con un certo linguaggio. Dopo tutto il genere horror fin dalle sue origini riesce ad analizzare molto bene l’umanità e la società. Ogni mese insieme con “l’originale” escono in edicola ben due ristampe, ma neanche questa basta ai giovani lettori, ecco alloro uscire vari speciali e si va pure oltre il fumetto, esce del merchandising come diari per la scuola.
Dylan diviene in poco tempo il fumetto più venduto dalla Bonelli, riuscendo persino a superare nelle vendite Tex. Sergio Bonelli, che fin da subito aveva capito quanto fosse importante questo suo nuovo personaggio, organizza per i fans degli incontri: i Dylan Dog Horror Fest dove vengono proiettati dei film horror alcuni del tutto inediti. In uno di questi incontri partecipa anche Rupert Everett attore britannico che è stato usato come volto proprio per Dylan.
Dylan Dog oramai è un fenomeno enorme che ancora oggi vende moltissimo, e non mancano neanche le iniziative legate all’ Old Boy, tra queste le più recenti sono state: la ristampa a colori della serie in allegato a un quotidiano e gli speciali Dylan Dog Color Fest, che oltre a essere interamente a colori, spesso il colore diviene anche il centro della storia. I color fest sono scritti e disegnati da autori anche esterni alla Bonelli. Il color fest diviene la testa della Bonelli più autoriale, dove viene data molta libertà agli autori ed acquistato anche da lettori diversi dai fans di Dylan.
Il 22 luglio scorso è escito in edicola allegato con la Gazzetta dello Sport (che oramai ci ha “viziato” con allegati di lusso come fumetti francesi e dvd d’animazione dei Robot di Nagai). Ogni settimana uscirà un numero di Dylan Dog i colori della paura che proporrà le storie tratte dai volumi del Color Fest. Il primo numero ha un’inedito di lusso, la nuova alba dei morti viventi, “remake a colori”. La copertina è di Carmine di Giandomenico disegnatore cha ha lavorato anche per la Marvel negli Usa. Già da sola la cover si vede una forte influenza data dei comics. Il nome del creatore Tiziano Sclavi campeggia su quello del protagonista, mentre a sinistra, si vede il volto di Dylan in una sua classica possa, questo ricorda le Cover Marvel degli anni 60 e 70 dove c’era sempre la testa dell’eroe. L’immagine della copertina vede Dylan in una cattedrale gotica abbracciare una ragazza bionda, dopo che l’indagatore a ucciso uno zombie, scelta strana visto che la protagonista Sybil Browning ha il capelli lunghi e neri.
Questa nuova alba dei morti viventi è molto più breve “solo” 32 pagine contro il centinaio di pagine della versione originale e di un classico volume Bonelli, anche il formato è diverso simile per dimensioni a un comics. Appena aperto si vede il volto dell’Old Boy che si presenta: “Io sono Dylan Dog”. E le biografie dei due autori: Roberto Recchioni alla sceneggiatura e Emiliano Mammucari al disegno; gli autori della nuovissima serie di Orfani, ora alla seconda stagione. Recchioni è anche l’innovatore di un nuovo corso per le tastate di Dylan Dog. Da notare come si cerchi di dare importanza agli autori in questa iniziativa mettendo i loro nomi già in copertina e le biografie nelle prime pagine, cosa inedita nei fumetti Bonelli. Che finalmente si voglia valorizzare giustamente gli uomini dietro le pagine disegnate come succede per le altre scuole del fumetto mondiale?
La storia viene raccontata da uno strano narratore e subito dopo c’è un flashback sul passato di Dylan. A differenza nella storia originale, in questo remake il protagonista ci viene presentato fin da subito, mentre l’uccisione di John Browning da parte della moglie è molto più breve e meno violenta.
La storia è appassionante e ha un ritmo più veloce, l’azione diventa frenetica soprattutto nella lotta contro gli zombi e nella fuga dei protagonisti.
La colorazione è il vero valore aggiunto, viene usata anche a fini narrativi e per creare le giuste atmosfere, una colorazione seppia per i Flashback più lontani nel tempo, il blu per la morte di John Browning e le sfumature di un verde scuro e opprimente nel laboratorio di Xabaras.
Nonostante tutti questi elementi innovati introdotti per rivalorizzare una storia ed un fumetto divenuti cult, c’è qualcosa che non convince del tutto e potrebbe far storcere il muso ad alcuni appassionati, infatti nella prima versione la storia era decisamente molto più violenta e cruda con alcune immagini di nudo di Sybil Browning e nel finale si chiude con un sogno di Dylan Dog che incontra una giovane donna che si trasforma in uno zombie, due elementi che, nella nuova rilettura di questa storia, sono stati rimossi.
Non sappiamo dirvi se queste scelte siano state dettate dall’esigenza di rendere la storia più veloce o se, invece, siano dovute ai tempi attuali che stranamente sembrano essere più morali dell’ormai lontano 1986 o forse, più semplicemente, per allargare il target dei lettori, fatto sta che, l’assenza di questi due elementi differenzia questo remake fumettistico dal suo originale.
A cura di Alan Gray
