Recensione Dragonero volume 1

Da più di un decennio oramai il fantasy è diventato un genere molto seguito. Si è cominciato con le saghe del signore degli anelli di Peter Jackson e la saga di Harry Potter. Ma naturalmente il genere fantasy non è solo film, nato con i romanzi, oggi ci sono videogiochi, naturalmente i giochi di ruolo come D&D, e i giochi di carte, più di recente le serie tv con il successo del trono di spade e naturalmente i fumetti. Molti sono gli esempi di Fantasy a fumetto, Conan il barbaro e Red Sonia nei comics, innumerevoli gli esempi nel fumetto franco belga, Lodoss e Berserk nei manga.

Il fumetto italiano era un pochino rimasto indietro, nel 2007 per la Bonelli usì per la collana romanzo a fumetti Dragonero, finalmente un vero fantasy per la Bonelli.

Questo volume autoconclusivo fu un vero successo (oggi è esaurito e si trova solo in formato digitale per Tablet). Dragonero racconta la storia di Ian Aranill, conosciuto con il suo titolo Dragonero perché ha ucciso un potente Drago (come molti altri eroi come Sigifrid e San Giorgio). Ian è uno scout dell’impero cioè una via di mezzo tra un agente segreto e un ufficiale militare. Come in ogni fantasy che si rispetti c’è una compagnia accanto a Ian, però c’è anche un personaggio che fa parte di una razza che di solito è antagonista degli eroi fantasy (almeno dai tempi di Tolkien), il compagno d’armi di Ian è Gmor un orco.

Dopo il volume dei romanzi a fumetti già si cominciò a parlare di una serie regolare, sempre a opera di Luca Enoch e di Stefano Vietti, ma passarono sei anni perché diventasse una realtà.

La Bonelli presentò la sua prima saga fantasy con un dispiego di mezzi eccezionali e nuovi, mai usati nel mondo del fumetto italiano. Legati al mondo di Dragonero ci sono molti progetti interessanti: videogiochi, giochi di ruolo, e soprattutto un app per smartphone e tablet, una sorta di diario di viaggio del protagonista che si arricchirà di mese in mese man mano che le avventure di Ian andranno avanti, ma già si possono vedere i fantastici disegni dei vari disegnatori che alterneranno nella saga.

Il disegno è uno dei punti di forza questa serie, anche perché il fantasy per sua tradizione è un genere che da sempre ha un impatto grafico imponente, magnifico e persino barocco (questo al di fuori del mondo del fumetto).

Il disegno di questa prima avventura mensile è affidato allo stesso disegnatore del volume Giuseppe Matteoni.

Niente viene lasciato al caso e appunto nelle presentazioni si è visto l’utilizzo di grafica 3d per costruire alcune edifici della capitale (il palazzo imperiale e la torre della gilda dei Tecnocrati, di cui fa parte la sorella di Ian, Myvra)

Dal punto di vista della storia ci troviamo di fronte a un fantasy abbastanza atipico, molto reale quasi storico, a parte l’amicizia tra Ian e Gmor (che può ricordare un po’ alla lontana quella tra un altro Ian quello di Star Wars e Chewbecca), vedere un Orco non essere il cattivo e non essere un bestione senza cervello è strano per il fantasy a cui siamo abituati.

In questo primo albo della serie si alternano passato e presente. Ian racconta di una sua precedente avventura dove un signore della guerra possedeva il fuoco pirico, un arma simile a napal, cioè un liquido infiammabile, che era stato usato contro una tribù di Orchi. Il fuoco pirico ritorna nel presente di Dragonero e così inizia una nuova avventura.

Come spesso accade per le storie Bonelli, l’avventura non si conclude in un solo volume, ma si estenderà anche per il secondo e terzo numero.

Da notare come il volume di Romanzi a fumetti di Dragonero, abbia una diversa composizione della pagina, mentre il volume si prendeva più licenze con flashpage, questo primo volume della serie mensile presenta una pagina più simile al modo tradizione del fumetto italiano, anche se con parecchie eccezioni.

Questa prima serie fumetto fantasy italiano è sicuramente un opera d’avere che altrettanto sicuramente ci regalerà nuove emozioni e che si rivolge a un nuovo pubblico per gli albi Bonelli che negli ultimi anni si è dimostrato aperto a nuovi generi e nuove avventure.

A Cura di Alan Gray

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