Diletta

¤ Recensione Diletta

Diletta è un’opera di Osamu Tezuka, (ri)conosciuto come il Dio dei manga e grande innovatore sia del fumetto giapponese che dell’animazione, è ricordato soprattutto per le sue opere più famose: Atom (astro boy), Kimba il leone bianco, Cavaliere con nastro (la principessa zaffiro), e le sue più grandi opere il dottor Black Jack, Budda e la Fenice.


Ma la produzione di Tezuka è sempre stata molto vasta ed eterogenia, a differenza di altri autori di manga il maestro Tezuka non si è mai limitato a un solo genere, ma ha sempre esplorato nuove storie e anche nuove tecniche narrative spesso anche cambiando lo stile del suo disegno a secondo della storia che voleva raccontare.

Così accanto alle sue produzioni più grandi e famose ci sono molte storie minori che ci fanno conoscere un Tezuka diverso da quello che i suoi stessi lettori possono conoscere.

Molte di queste opere appaiono umoristiche, ma anche critiche verso l’umanità e in particolar modo verso la società giapponese, a questa categoria appartiene appunto Diletta.

Diletta è una critica molto forte al sistema dei mass-media, in particolar modo al mondo della televisione della musica e del potere dei mass media, ed è incredibile quanto questo manga del maestro Tezuka possa essere in un certo senso “profetico” visto che è la sua pubblicazione è avvenuta negli anni 70.

La storia racconta la scalata al successo di Harumi Nagisa, cantante bruttina, ma dalla grande voce che diventa molto bella restando per lungo tempo senza mangiare, una critica che Tezuka fa alle diete che molte donne fanno per apparire più belle. Harumi prende lo pseudonimo di Mie Sayuri e diventa nel corso della storia uno dei personaggi più seguiti.

Come scopritore e manager della nuova cantante Ichiro Monzen, produttore televisivo senza scrupoli, un uomo veramente dalla dubbia moralità che il maestro Tezuka dipinge un po’ come un architetto del male, un po’ come una macchietta.

Altro personaggio della storia è il mangaka Otohiko Yamanobe, il fidanzato di Harumi, che sembra essere in parte rappresentazione dello stesso Tezuka e in parte anche una critica al mercato dei manga.

A un certo punto l’opera da una critica ai mass-media diventa irreale, onirica e visionaria con immagini strane e ricche di nonsense, ma molto potenti, che sembrano ispirate a certi fumetti francesi per esempio l’opera di Moebius o a certi fumetti della scuola argentina, dove appunto l’immagine e la visione dell’autore diventano più importanti della storia stessa.

In parallelo a queste visioni, continua la critica ai mass-media con forti rimandi anche all’opera di Orson Wells, che non per niente è il regista del film IV potere.

Come molti lettori di Tezuka sanno, nelle sue opere più critiche e meno main stream, il dio dei manga si diverte spesso a ribaltare le certezze del lettore e a confondere molto le cose, lo stesso succede anche in Diletta.

Tornando al disegno ci troviamo di fronte a un disegno molto funzionale alla storia, e in molti momenti sembra arrivare alla caricatura con vignette molto piccole e dal tratto veloce e minimalista, mentre altri abbiamo immagini potenti che non riescono a passare inosservate con disegni molto grandi.

Diletta è un’opera molto interessante, ma non di così facile interpretazione, ma che non dovrebbe mancare nella libreria di un appassionato del maestro Tezuka, anche perché ci troviamo di fronte a un altro aspetto dell’opera del maestro sia a livello di storia che nel disegno.

Un ringraziamento di sicuro va alla Hikari per la pubblicazione italiana, soprattutto in virtù del fatto che non è un’opera di facile comprensione e molto diversa dall’idea del manga più convenzionale. Diletta come molte altre opere del maestro Tezuka, va ben oltre i confini del fumetto giapponese, arrivando a essere storia destinata a capolavori universali della 9° arte.

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