City Hunter

¤ Recensione City Hunter: Private Eyes

Per celebrare il 30° anniversario della prima messa in onda della serie tv di City Hunter, ecco il ritorno di Ryo Saeba in un nuovissimo film d’animazione dal titolo City Hunter: Private Eyes che, grazie a Dynit, arriva sui nostri cinema nei giorni 2, 3 e 4 settembre. Dopo che in patria questo film ha avuto un successo di oltre 12 milioni di euro.


Ryo Saeba, sopranominato City Hunter, nasce dall’opera di Tsukasa Hojo, già autore del celebre Occhi di gatto, e appunto Ryo Saeba è l’evoluzione di un personaggio minore del manga delle tre sorelle ladre, cioè Masato Kamiya detto “il topo”, ladro donnaiolo alleato/avversario delle gatte.

Hojo svilupperà il personaggio che diventerà appunto il protagonista della sua storia successiva, cioè Ryo Saeba, City Hunter.

Ryo è un tiratore scelto che viene assunto per risolvere dei problemi di solito da delle affascinanti donne che per ingaggiarlo non devono far altro che scrivere sulla lavagna della stazione di Shinjuku “X Y Z” che indicano proprio la sigla dell’agenzia di Ryo (da noi chiamato Hunter che fantasia).

Insieme con Ryo c’è la sua assistente Kaori Makimura (Kreta Mancinelli), co-protagonista del manga, che regolarmente punisce Ryo con potenti colpi di martello gigante ogni qualvolta (cioè sempre) che  il nostro eroe cerca d’avvicinarsi troppo alle belle clienti.

Nella storia ci sono poi altri comprimari come Umibozu (Falcon), enorme mercenario e killer, amico/nemico di Ryo, Miki compagna di Umibozu che con lui gestisce il caffè occhi di gatto, e Saeko Nogami (Selene) femme fatale e detective di polizia giapponese, che spesso usa il suo fascino per convincere Ryo a partecipare a missioni pericolose.

In pratica anche se Ryo è il protagonista della storia, l’opera è quasi un racconto corale con tutti i personaggi più o meno fissi, la “banda” di City Hunter somiglia ai compagni di Lupen III.

City Hunter diventa un mix tra la storia di questo eroe urbano che oltre i limiti della legge aiuta delle giovani e affascinanti donne, e una parodia comica in cui il protagonista le prova proprio tutte per conquistarle, sbirciare o palpeggiare le sue clienti e con Kaori che lo blocca spesso usando un enorme martello che non si capisce da dove compaia.

     

Da notare che uno degli sfondi della storia è il caffè Occhi d’gatto, una citazione dal manga precedente dello stesso Hojo, appunto il caffè era la copertura usata dalle sorelle per le loro attività di ladre professioniste e che pone la possibilità che City Hunter e Occhi di gatto si svolgano nello stesso universo narrativo (conferma arrivata in questo nuovo film).
Come proprio Occhi di Gatto, anche City Hunter avrà una sua serie animata, ma a differenza della prima, ha avuto anche film e special televisivi, anche se entrambe le storie avranno il loro vero finale solo nel manga.

C’è da dire che i prodotti d’animazione di City Hunter anche mantenendo molti aspetti comici e da parodia tipici del manga, non hanno gli aspetti più “sopra le righe” propri del fumetto originale.

Da noi le prime due serie animata arrivarono alla fine degli anni 90 (1997), in uno dei periodi di maggior successo dell’animazione giapponese nel nostro paese, veniva infatti mandato in onda in fascia preserale tra le 19 e le 20 da Italia 7 (syndication di televisioni locali) che trasmetteva altri famosi anime in quel periodo come: i cavalieri dello zodiaco, ken il guerriero, i cinque samurai, Sampei e molti altri ancora.

La terza e quarta serie furono fatte direttamente in VHS da Dynamic Italia, con un nuovo doppiaggio e con un adattamento che riproponeva i nomi originali, in questa versione Ryo e doppiato da Massimo Rossi, mentre nelle serie precedenti da Guido Cavalleri, che doppia anche i film e gli special distribuiti dalla Yamato Video.

Arriviamo finalmente a questo nuovo film: City Hunter: Private Eyes.

Il film si apre con il più classico inseguimento per le strade di Toyko, nel quartiere di Shinjuku, si vede appunto la mini rossa di Ryo inseguita da un grosso veicolo con uomini armati di bazooka, la mini è guidata da Kaori, ma è Ryo a risolvere la situazione sparando e distruggendo con la sua incredibile mira un colpo di bazooka e salvando letteralmente la testa di Godzilla, simbolo dell’Hotel Gracery, (che esiste realmente nel quartiere di Shinjuku).

Da li in poi la storia si sviluppa come la più classica avventura di City Hunter, con l’ingaggio di Ryo da parte della affascinante Ai, anche se la famosa lavagna viene sostituita da un App per smartphone, così nonostante i cambiamenti tecnologici e i decenni passati City Hunter resta uguale a se stesso, ma dopo non ci si può e non ci si deve aspettare altro proprio da una storia con protagonista Ryo Saeba, e forse questo è il maggior pregio, ma anche il maggior difetto di questo film; da una parte è positivo che sia così in un’epoca di remake, reboot, sequel di pessima qualità poco rispettosi dell’opera e dei personaggi originali, dall’altra sembra, vedendo Private Eyes, di vedere una puntata allungata della serie tv, dove gli spettatori che conoscono la seria anime a manga più o meno sanno già cosa accadrà e lo sviluppo che avranno i personaggi.

Non che ci sia niente di male in questo, anzi tutt’altro, ma forse anche una maggiore originalità avrebbe dato qualche più imput e qualche emozione in più, e si potevano fare senza per questo rovinare il ricordo del passato.

Il film ha di sicuro dei punti d’interesse per esempio l’arrivo a sorpresa delle tre sorelle Kisugi, (arrivo a sorpresa si fa per dire visto che si vedono anche nel trailer), le tre entrano in scena e già risolvono una questione legata proprio al caffè occhi di gatto gestito da Miki, e poi avranno una loro tipica scena d’azione, ma purtroppo porteranno ben poco alla storia.

Questo probabilmente perché nonostante sia Occhi di gatto e City Hunter siano opere dello stesso Tsukasa Hojo, in animazione sono state prodotte da case differenti: Occhi di Gatto dalla TMS e City Hunter dalla Sunrise.

Altra citazione nel film si vede all’inizio della battaglia finale, in Ryo fa uso di un fucile del tutto simile a quello visto nel terzo episodio della prima seria e come anche l’abbigliamento: il trench che già sembrava nell’episodio un rimando all’inizio del film Highlander.

Nonostante ci troviamo in un film di puro intrattenimento, c’è un presunto sottotesto politico e sociale dei nostri tempi e della politica giapponese, che di recente ha visto la modifica della propria costituzione con la formazione di un proprio esercito cosa che non avveniva in pratica dalla fine della seconda guerra mondiale, il Giappone ha appunto dalla guerra in Corea una forza di autodifesa, ma che è soggetta a troppi vincoli e che rendeva il paese del Sol Levante, una delle nazioni più pacifiste del mondo. Il primo ministro giapponese Abe ha già un piano per l’acquisto d’aerei F35 da parte degli Stati Uniti di Trump.

Non si può non notare che in questo film di City Hunter si vedono dei mercanti d’armi, dove il più importante ha proprio l’aspetto di un tipico americano.

E che uno dei nuovi personaggi è creato sulla falsa riga dei cosi detti nuovi ricchi diventati tali grazie alle nuove tecnologie, cioè uno dei tanti nerd dell’informatica arricchiti, purtroppo non si va oltre lo stereotipo è il personaggio non ha carisma, e conoscendo le storie di Hunter City, lo spettatore capisce il suo ruolo fin dalla sua prima apparizione.

Dal punto di vista tecnico, il film riprende l’animazione classica della vecchia serie o dei vecchi film o special, ma di qualità naturalmente superiore trovandoci di fronte a un prodotto cinematografico, non si nota della pessima CG tipica d’oggi di molti prodotti di questi tempi, e neanche del disegno minimalista, tutto ci rimanda alla più classica animazione giapponese degli anni 80, forse le uniche differenze sono la colorazione molto più brillante e dai colori sgargianti e le figure che in certi momenti appaiono leggermente più tozze, rispetto alle serie classiche.

Durante il film abbiamo molte delle canzoni che hanno reso celebre la serie di City Hunter, come anche il tema di Occhi di Gatto in una versione remix, ma ci sono anche vari pezzi classici nella colona sonora, l’unico lato negativo a mio giudizio è un rap inserito forse in una delle scene cruciali del film.

Parliamo ora del doppiaggio, prima di tutto un rimando alla versione originale, dove tutti i vecchi doppiatori riprendono il loro ruolo, con purtroppo una importante eccezione, cioè Toshiko Fujita la doppiatrice di Rui Kisugi la sorella maggiore Kelly di occhi di gatto venuta a mancare nel dicembre dello scorso anno, è stata sostituita in segno di rispetto dalla collega Keiko Toda, doppiatrice di Hitomi/Sheila, che interpreta il doppio ruolo nel film.

Per quanto riguarda il nostro doppiaggio, si è scelto di riprende il cast di doppiatori delle prime due serie animate con Guido Cavalleri per Ryo e Jasmine Laurenti per Kaori.

City Hunter : Private Eyes è di sicuro un ottimo prodotto da vedere e da comprare assolutamente quando uscirà in home video, ma resto convinto che si sarebbe potuto e dovuto fare un opera di compromesso tra il vecchio e il nuovo, un nuovo che è presente in questo film, ma solo in modo superficiale come l’armamento dei cattivi. Osare di più a livello narrativo, invece che restare nella confort zone della nostalgia, avrebbe dato nuove emozioni ai vecchi spettatori (che poi sono il target di questo film). Insomma, dare più spazio alla storia e sfruttare meglio la presenza delle gatte a livello narrativo e d’azione sarebbe stato più coraggioso invece che farle restare al servizio del fan service, soprattutto in un’epoca di universi condivisi, sarebbe stata per esempio una bella idea mettere Ryo e le Gatte su fronti posti.

Oggi purtroppo il cinema si lascia troppo spesso attirare dai guadagni facili con remake, reboot, live action e sequel, invece che esplorare nuove idee, c’è da chiedersi cosa resterà dell’attuale cinema odierno tra qualche anno o decennio.

Ma nonostante questa mia critica all’attuale mercato cinematografico, questo film di City Hunter resta uno tra i migliori recuperi del cinema, forse il migliore di quest’anno.

A cura di Filippo Caracciolo

Scheda Film

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