Cicogne in missione

¤ Recensione Cicogne in missione

Cicogne in missione (Storks) è un film del 2016 diretto da Nicholas Stoller e da Doug Sweetland. Il cast vocale originale è composto da: Andy Samberg, Katie Crown, Kelsey Grammer, Anton Starkman, Jennifer Aniston, Ty Burrell, Stephen Kramer Glickman, Keegan-Michael Key, Jordan Peele, Danny Trejo, Awkwafina.


Mentre il cast vocale italiano è composto da: Federico Russo, Alessia Marcuzzi, Pino Insegno, Luca Tesei, Giò Giò Rapattoni, Massimiliano Manfredi, Vincenzo Salemme, Paolo Marchese, Carlo Cosolo, Roberto Draghetti.

Fin dai tempi più antichi le cicogne hanno portato i neonati alle loro nuove famiglie, partendo dal picco del Monte Cicogna. Il boss delle cicogne però dopo un incidente, decide di destinare le cicogne a spedire pacchi contenenti oggetti come telefoni, gadget e oggetti che le persone ordinano da casa. Tulip è una ragazza di 18 anni che vive con le cicogne, dato che una di esse voleva tenerla e ha rotto il suo localizzatore, cancellando l’indirizzo della sua nuova casa. Da questo incidente, che porta le cicogne a smettere di portare i neonati, è nata Cornerstore.com ditta per la quale Junior lavora. Junior invece è una cicogna che dovrebbe diventare il Boss, prendendo il posto del Boss precedente, che diventa a sua volta il presidente dell’azienda. Junior diventerà boss solo ad una condizione: dovrà licenziare Tulip (che il vecchio boss considera molto pasticciona) e ridarla al mondo degli umani. Junior però non trova parole per licenziare la ragazza e le affida il reparto smistamento lettere, facendole promettere di non uscire mai dalla stanza. Tulip è sorpresa, ma passa il tempo ad annoiarsi perché non riceve alcuna lettera. Fino al momento in cui Nate, un bambino figlio unico, inizia a desiderare un fratellino. I suoi genitori non si occupano molto di lui, in quanto parecchio impegnati col lavoro. Un giorno in soffitta, Nate trova un volantino delle cicogne e scrive una lettera chiedendo un fratellino, firmando col nome dei genitori. Junior scopre che Tulip è uscita dall’ufficio e la raggiunge nel vecchio magazzino dove si creavano i bambini da spedire in tutto il mondo. Tulip e Junior combinano un pasticcio e creano così una neonata. Partono con un aeroplano costruito da Tulip visto che Junior ha un’ala rotta a causa del pasticcio combinato nel reparto creazione bambini ma vengono seguiti dalla cicogna esiliata che voleva tenere Tulip quando era una neonata. Inizia così la fantastica avventura di Tulip e Junior per portare la sorellina di Nate a casa.

   

Non è più solo la scrittura della Pixar a riuscire ad incrociare i pubblici, a proporre cartoni per bambini che intrattengano gli adulti con un livello di lettura diverso. Ci prova con tantissimo gusto anche la Warner Animation Group che con Cicogne in Missione replica l’idea vincente di Lego – The Movie, cioè unire demenziale e intelligente, farcire una torta a strati in cui ad ogni piano si possa trovare un pubblico differente.

Non interessato ad una dimensione effettivamente sentimentale, lontano da qualsiasi idea di commozione o di coinvolgimento emotivo, Cicogne in Missione è un film tutto d’intelletto, un trattato sul potere, sulla la sua attrattiva (esilarante la maniera in cui tutti reagiscano con gli stessi pensieri all’idea di una promozione) e sugli effetti che ha sulle persone. O meglio sulle cicogne.

Le cicogne di questo film sono più umane degli uomini, non ne hanno cioè solo sentimenti e difetti come qualsiasi personaggio antropomorfo, ma sono proprio gli uomini. Con un’allegoria molto esile, questi animali votati al commercio e convertiti alla new economy della grande distribuzione, vittime dell’etica del successo e delle strategie aziendali, si presentano quasi subito come più umani degli uomini. A furia di cambiare ed evolversi hanno perso la propria missione originaria e non sanno più chi sono, almeno fino a che qualcuno non glielo riesca a ricordare. Stoller e Sweetland non sono registi di incredibile raffinatezza, eseguono con dovere ma arrancano di fronte alle possibilità di creazione di immagini dell’animazione. Il loro film quindi punta tutto sulla scrittura, dunque a rendere umanissimi questi uccelli è la maniera in cui si maltrattano, sono le debolezze reciproche su cui cercano di fare leva, i difetti che mostrano non individualmente ma collettivamente. Come specie.

Cicogne in Missione si ricorda bene come Disney abbia prosperato decenni grazie ad animali che si comportano come uomini. Ciò che nessun cartone animato potrebbe far fare a degli uomini, forse lo si può far fare a degli animali. Visti attraverso la lente deformante della metafora gli atteggiamenti riconoscibili ci appaiono così più distanti eppure estremamente chiari. Questo cartone aziendale in cui ogni essere vivente è definito in quanto parte di un branco (i lupi non fanno eccezione) o esterno ad esso, in cui anche la famiglia di umani che attende il nuovo nato è in bilico tra creare un gruppo o non riuscire a stabilire l’unione che dovrebbe, tratta i bambini come adulti, ne rispetta l’umorismo semplice e ne stimola l’intelletto con qualcosa di più sofisticato.


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