Capitan Mutanda

¤ Recensione Capitan Mutanda – Il film

Capitan Mutanda – Il film (Captain Underpants: The First Epic Movie) è un film del 2017 prodotto dalla DreamWorks Animation e l’ultimo film distribuito dalla 20th Century Fox, in quanto i futuri film DreamWorks verranno distribuiti dalla Universal Pictures.


Il cast vocale originale della pellicola è composto da: Ed Helms, Kevin Hart, Thomas Middleditch, Nick Kroll, Jordan Peele, Kristen Schaal.

Il cast vocale italiano della pellicola è composto da: Massimiliano Manfredi, Simone Crisari, Paolo De Santis, Raffaele Palmieri, Davide Lepore, Gilberta Crispino.

Basato sullo scalmanato personaggio ideato da Dav Pilkey negli anni novanta, Capitan Mutanda è il supereroe del quotidiano che mancava nel vasto panorama animato e non. Grassoccio, inetto, irrimediabilmente tonto, non perde mai l’esuberanza e il portamento snodato e disinvolto con cui affronta le sfide e i nemici immaginari. Ma il Signor Grugno (Ed Helms nella versione originale), l’alter ego del paladino in mutandoni bianchi, non è sempre stato così…

George Beard (Kevin Hart) e Harold Hutchins, età 10 anni, vengono convocati nell’ufficio del preside con l’accusa di “amicizia a delinquere”. Agli occhi dei due piccoli scavezzacollo, il direttore dell’istituto appare come un adulto isterico e noioso che, ossessionato dal dovere di applicare il rigido regolamento scolastico, ha dichiarato guerra alle risate e al divertimento. Ed è un problema visto che George e Harold, mini furfanti, hanno invece sposato la missione di ravvivare l’ambiente scolastico combinando uno scherzo dietro l’altro, dalle classiche bombe di vernice alle inedite tigri in corridoio. I due nemici naturali si scontrano in presidenza in una battaglia all’ultima nota di demerito, dalla quale, grazie a uno stratagemma ben congegnato, escono vittoriosi i due ragazzini: George usa il suo anello 3D per ipnotizzare l’insegnante e trasformarlo nell’eroe dei fumetti inventati da loro. Capitan Mutanda si sbarazza dell’inutile parrucchino, si avvolge nella tenda rossa e si fionda in strada verso incredibili, deliranti avventure.

     

La risata come forma di resistenza e la resistenza attraverso la risata sono i temi per nulla infantili di un fantasioso film d’animazione adatto anche ai più piccoli, che a dispetto del titolo riesce a evitare l’umorismo più scatologico e a giocare invece sullo slapstick e la varietà di tecniche d’animazione impiegate.

Diretto da David Soren, già regista di Turbo, Capitan Mutanda è la trasposizione di un’omonima serie di libri per l’infanzia firmata dall’americano Dav Pikey. Per convincerlo a cedere i diritti, la DreamWorks l’ha invitato a una visita dei propri studi, facendogli trovare tutti gli impiegati con le mutande sopra i pantaloni. Un po’ come vuole il classico costume di Superman e infatti l’idea di Capitan Mutanda nasce proprio dal fatto che i supereroi sembrino andare in giro in slip, dunque i due ragazzacci ne inventano uno che non indossa altro. Il preside che non sopporta la loro allegria e i loro scherzi, si scoprirà poi essere un uomo terribilmente solo, che vive in una casa dove sono tristi (not so cheerios) persino i cereali per la colazione. La sua trasformazione in Capitan Mutanda rischia di metterlo in pericolo e George e Harold gli fanno così da guardiani, inoltre lo aiutano a corteggiare la cuoca della scuola perdutamente innamorata di lui.

Il professor P. invece ha un cognome tanto ridicolo da essere stato preso in giro tutta la vita, anche nelle situazioni più serie e accademiche come la consegna del premio Nobel. Pertanto il suo disprezzo per l’umorismo è irredimibile e Harold e George sono i suoi nemici giurati. Tra toilette giganti, lancio di mutande infinite e avanzi scolastici che diventano rifiuti tossici c’è di che divertirsi e il tutto senza scadere nello scatologico, infatti l’unica scena comica a base di peti usa delle borse che ne simulano il rumore. Per il resto bastano le mutande perennemente in scena da abbassare il livello e far ridere gli animi più semplici, mentre il sense of humour del film si stratifica affidandosi al nonsense, allo slapstick e ai giochi verbali.

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