¤ Recensione Berserk L’epoca d’oro – Capitolo I: L’uovo del Re dominatore

Berserk L’epoca d’oro – Capitolo I: L’uovo del Re dominatore, conosciuto anche con il titolo internazionale Berserk Golden Age Arc I: Egg of the Supreme Ruler, è il primo film pubblicato il 4 febbraio 2012 in Giappone, e il 4 dicembre 2012 in DVD e Blu-ray in Italia.


Il giovane e valoroso guerriero Guts viene notato in battaglia da Griffith, il leader di un gruppo di mercenari, che lo induce a seguirlo sotto i suoi comandi …

Guts è riluttante ma scopre presto la forte personalità di Griffith, un predestinato che porta al collo una pietra magica, insieme si apprestano ad affrontare un’epoca oscura di battaglie e nemici sempre più temibili….

Dal genio dell’autore originale Kentaro Miura la saga di Berserk, sulle gesta di eroi guerrieri in un medioevo dark fantasy, è iniziata nelle pagine della omonima serie manga, ancora in corso dopo oltre 25 anni, approdata a una serie anime nel 1997 e di nuovo adattata all’animazione per un ciclo di un non meglio precisato numero di film con l’intenzione di condensare l’intero manga. L’uovo del re dominatore è il primo film anime di questo progetto, giunto sinora al quarto (annunciato) capitolo, incentrato sull’epoca d’oro racchiusa nell’arco narrativo dei volumi 3-14, una vera e propria introduzione al mondo di Berserk e dei suoi principali personaggi ormai entrati nell’immaginario collettivo degli appassionati manga: in primo luogo l’eroico e selvaggio Guts (Gatsu) e l’angelico e carismatico leader dei Falchi Griffith (Grifis).

Ogni opera legata al manga di “Berserk” vive e soffre di una contraddizione fatale: benché il fumetto non sia ancora terminato, esso contiene una sezione della trama fondamentalmente autoconclusiva e ciò rappresenta una tentazione troppo forte per chi desidera sfruttare il fascino dell’opera per trarne un film animato; ecco che così nasce “Berserk Ougon Jidaihen I: Haou no Tamago”, primo capitolo che tratterà il ciclo dell'”Età dell’oro”, un mastodontico flashback sul passato dei protagonisti del manga. Si segnala infine che tale tentazione, dall’essere forte, diventa assolutamente irresistibile se si considera che tale parte è anche, fuori da ogni dubbio, la più riuscita dell’opera.

Sappiamo bene quanto lo Studio 4°C sia rinomato per avere da sempre adottato tecniche d’avanguardia nella produzione delle proprie opere: in Jidaihen la grafica digitale è parecchio presente, e si vede. La scena d’apertura ci catapulta su un campo di battaglia che rivela immediatamente il largo uso di digitale e di motion capture. Contro le aspettative, il prodotto di questo miscuglio non è sempre rifinito al meglio, e lo si nota specialmente su campi lunghi e totali, con figure umane dalle movenze spesso sgraziate. Ma non di rado, se restringiamo ancora il campo, è la mancanza di espressività dei personaggi in secondo piano a destare qualche perplessità: alcuni daranno l’impressione di essere completamente imbambolati.
Molto più efficace del cel-shading di fondo è l’utilizzo della mocap che, specialmente durante i combattimenti ravvicinati – molto presenti, per la nostra gioia -, assicura una certa spettacolarità d’azione.

Per fortuna la persistenza di uno stile grafico imperfetto non compromette una visione che si scopre man mano più stimolante grazie a una regia e a una sceneggiatura notevoli, che arricchiscono il già di per sé appassionante resoconto dell’arruolamento di Gatsu tra le fila dei Falchi e del vincolo instaurato con Grifis. L’unica vera pecca riguardante la narrazione può essere costituita dalla rapidità con cui i fatti determinanti si succedono, lasciando decisamente poco spazio all’approfondimento dei personaggi: pur ammettendo che l’opera sia in qualche modo destinata a chi, di questi, conosca già morte e miracoli, potrà dispiacere notare che la sua durata superi di poco i sessanta minuti, e che pertanto uno sforzo in più nella presentazione dei protagonisti si sarebbe potuto compiere, raggiungendo almeno l’ora e mezza. A farceli meglio riconoscere saranno comunque le ottime interpretazioni di un rinnovato cast di doppiatori (alcuni debuttanti).

Concludendo possiamo dire che L’uovo del re dominatore diretto da Toshiyuki Kuboola è prodotto con una computer grafica non sempre eccelsa e, a tratti, invasiva ma sempre tesa a restituire l’epica di un medioevo avventuroso, brutale e affascinante, in cui gli elementi fantastici sono presenti ma non ancora preponderanti, ben inseriti in un contesto che verso il finale prende pieghe drammatiche e scomode per gli stessi protagonisti. La colonna sonora vede il ritorno di Susumu Hirasama, che era stato già impegnato in precedenza nella realizzazione della colonna sonora della serie anime.


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