Recensione Baldios

Baldios (Uchu senshi baldios) è un film particolare è tratto da una serie rimasta incompleta per scarsi indici d’ascolto. Ma non pensate che sia un prodotto scadente tutt’altro, Baldios è uno degli esempi più belli dell’animazione anni 80; di quel fenomeno che poi in Giappone prenderà il nome di anime boom e che ci regalerà tantissime serie amate sia in patria che da noi.

Siamo nel 1980, la prima serie di Gundam (RX-78) è finita da sei mesi, ma non è stato un successo, bisognerà aspettare i 3 film di montaggio perché scoppi di fenomeno del mobile suit. A fare da padroni nelle serie anime di fantascienza ci sono ancora i robot di Nagai, ma soprattutto le avventure della Corazzata Spaziale Yamato e del Galaxy Express 999, entrambi titoli di creati da Leiji Matsumoto.

È tempo di cambiamento, tempo di provare nuove strade, soprattutto per la fantascienza che resta uno dei generi più seguiti. Il robot gigante però non ha più lo stesso seguito di un tempo (sono lontani dagli anni di Mazinger Z), ma le case di produzione ci vanno lo stesso prudenti. I robottoni sono ancora delle certezze a cui non si può, e non si vuole, farne a meno; ciò non toglie che si possono provare degli esperimenti per esempio a dargli una trama più complicata (invece del classico schema delle serie di Nagai con sempre il nuovo robot nemico per ogni episodio); una trama che può essere comica (Daitan 3) o crudele (Zambot 3). Si può rendere la serie più realista mettendo il robot in una guerra, dove non solo è soggetto alle leggi della fisica, consuma energia e cartucce, ma perde la sua unicità, viene prodotto in serie e valutato ne più ne meno di un carro armato o di un aereo (Gundam), e cosa più importante si da molto spazio ai personaggi, che siano buoni o cattivi, che siano i protagonisti o semplici figure minori. La psicologia e la storia dei personaggi, come le loro relazioni umane, diventano centrali nella narrazione (più dello stesso robot).

Si tenta anche la carta della commistione di generi, cosi mescolando la classica serie sportiva con quella robotica, nascono titoli come Danguard, dove il robot per molte puntate iniziali neanche compare, ma viene raccontato l’addestramento del suo pilota che ricorda molto Tommy la stella dei giant e dove i nemici sono molto umani, niente mostri grotteschi.

E in questo clima di cambiamenti che vede la luce la serie di Baldios (Uchu senshi baldios) prima serie di robot che da largo spazio ai sentimenti, e soprattutto all’amore. Baldios è una serie romantica, forse la serie di robot più romantica, in poche parole è l’incontro tra uno Shojo manga e una serie di fantascienza.

La trama è affascinante. Il giovane Marin Reigan guarda il mare da un vecchio faro, un mare di uno strano colore rosso, con lui c’è anche una ragazza, Aphrodia, che dopo averlo visto se ne va. Ma non ci troviamo sulla terra ma sul pianeta S1.

S1 è un pianeta poco distante dal suo sole, la cui superficie è inabitabile a causa delle radiazioni, i suoi abitanti sono costretti ormai da diverse generazioni a vivere sottoterra. Dopo molto esperimenti finalmente i suoi scienziati hanno trovato un sistema di bonifica, ma troppo tardi. Gattler, un generale dell’esercito, attua un colpo di stato e si autoproclama dittatore del pianeta. Ma durante il golpe Aphrodia e suo fratello Milan, luogo tenenti del dittatore, uccidono il dottor Reigan, capo del progetto per l’eliminazione le radiazioni. Marin, figlio dello scienziato, per vendetta uccide Milan. E fugge con il Pulser Burns, un’astronave incredibile che riesce a volare nel sub-spazio. In tanto anche tutta la popolazione di S1 intraprende un viaggio per trovare una nuovo pianeta abitabile.

Marin dopo uno strano volo nel sub-spazio attera sulla Terra dell’anno 2100, qui viene fatto prigioniero, ma dopo qualche giorno iniziano gli attacchi delle truppe di S1, tecnologicamente più progredite dei terrestri. Allora la dottoressa Quinstein, scienziata della base dei Blue Fixer, unisce il Pulser Burns di Marin con due mezzi terrestri dando vita al Baldios, un robot in grado di poter combattere anche nel sub spazio, cosi da pareggiare le sorti del conflitto. Ma l’unico in grado di pilotare il Baldios è però lo stesso Marin. Cosi Marin da prigioniero diventa il salvatore della terra, anche se data la sua natura aliena non riesce ad avere la fiducia dei suoi 2 compagni il giapponese Raita Hokuto e l’americano Jack Oliver. Intanto Aphrodia è nominata comandate in capo delle truppe di S1, e impone regole di ferro che prevedono la pena di morte come punizione per chi le infrange. La guerra si fa sempre più dura, chi avrà la meglio la Terra o S1? Sempre se ci sarà un vincitore?

Come ho già detto elemento più importante di Baldios sono i personaggi, in questo film ce ne sono molti e sono tutti caratterizzati benissimo.

 Marin Reigan, il protagonista, che combatte non tanto per i terrestri, ma per vendicare suo padre e per non lasciare che il mare pulito della Terra possa essere inquinato da Gattler. È un personaggio che sia graficamente che psicologicamente ricorda molto i classici belli e dannati tipo: Char di Gundam o Joe il condor dei Gatchaman. Da notare come la sua storia ricordi un po’ quella di Actarus, ma al contrario del protagonista di Goldrake, Marin viene fatto prigioniero e sempre visto con sospetto.

Aphrodia, in un certo senso è la co-protagonista della storia. Divisa tra il suo amore e odio per Marin e l’obedienza verso il suo conducator Gattler, che ha su di lei un controllo totale e che quando era una bambina l’ha pure violentata. Divisa anche tra l’essere una donna ed essere un soldato, tanto da dire d’aver smesso d’essere donna non appena ha indossato la sua uniforme. Ricorda moltissimo una certa rivoluzionaria francese di nome Oscar, non a caso più volte l’immagine di Aphrodia viene accosta a quella di una rosa.

Gattler è un vero dittatore folle, ricorda moltissimo Hitler, ma anche il supremo Deslar della prima serie di Star Blazers. E’ un folle egocentrico con enormi ambizioni, ma sembra anche essere l’unico adulto nella guerra tra Marin e Aphrodia, che sono talmente pressi dai loro ideali e dalle loro vendette da non vedere altro, come degli adolescenti. Alla fine del film scompare senza che si riesca a capire se è morto o meno, ma prima si perde in uno dei suoi deliri di onnipotenza paragonandosi a un Dio.

La dottoressa Era Quinstein è la mente tecnologica del grutto dei Blue Fixer, è fredda e razionale, quasi priva di sentimenti. Non avrà nessun problema a torturare una Aphrodia fatta prigioniera e a raccontare cosa lega la Terra a S1 a Marin, per il quale sembra provare un sentimento quasi materno.

Jeamie Hoshino è l’unica ragazza dei Blue Fixer ed è unica a fidarsi davvero di Marin, e sicuramente prova qualcosa per lui. Sembra uscita fuori da uno Shojo manga, la classica orfanella che scopre d’essere figlia di un Re o di un nobile. Ricorda molto Rosalie di Lady Oscar.

In Baldios, come in Gundam, finalmente si interrompe la tradizione di considerare il Giappone il centro del mondo, anche se ci sono ancora molti personaggi d’origine nipponica: Raita, Takeshi Tsukigage (comandate della base dei Blue Fixer) e Jeamie che però è giapponese solo per metà. Da notare come sulla terra finalmente unita esista una federazione che ha il controllo del potere politico, ma che però non ha nessuna influenza sui Blue Fixer, che agiscono in modo forse troppo indipendente.

Il Character della serie è notevole con particolare attenzione alle figure femminili, Aphrodia è bellissima sia con i delicati vestiti da donna che con la divisa che gli offre un aria marziale. Il mecha è altrettanto notevole, la trasformazione del Baldios è molto tecnica e complicata, ma appare molto più realistica e realizzabile di quelle delle serie dei Getta Robot. La colonna sonora è coinvolgente, il tema del film è molto bello, soprattutto nei momenti drammatici ma anche durante la trasformazione del robot.

Per concludere il film di Baldios è un ottimo prodotto da molti punti di vista, l’unico difetto resta forse il cercare di condensare le migliori idee di una serie in un film di 2 ore, molti dettagli sono stati trascurati, o si sono persi di vista ed alcuni personaggi sono stati messi un po’ da parte. Ma resta sicuramente un film da prendere anche soltanto per vedere un gradino fondamentale del evoluzione del genere dei robot giganti.

A cura di Alan Gray

One comment to Recensione Baldios

  • sladge  says:

    Gran bella serie…..magari fossero così quelle di oggi…..

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