Recensione Appleseed 2004

Nel 2131 dopo una Terza Guerra Mondiale, combattuta senza l’ausilio di armi nucleari, la Terra è ridotta ad un cumulo di macerie. Molte città sono state cancellate e in quelle dove ancora persiste un briciolo di umanità, questa viene messa a dura prova da militari sfuggiti al controllo delle loro ex-nazioni trasformatisi in mercenari o banditi.

In una di queste città una giovane combattente, Deunan Knut, cerca di scappare utilizzando tattiche militari inusuali, inseguita da un gruppo di Cyborg armati fino ai denti. Dopo un breve inseguimento, i cyborg vengono stranamente abbattuti da qualcun altro e la sua fuga e’ molto breve perché viene stordita e fa solo in tempo a sentire una voce amica che non udiva da tempo: Briareos.

Al suo risveglio, si ritroverà in una città senza macerie perfettamente funzionante, chiamata Olympus e qui la giovane che l’ha salvata, Hitomi, le spiegherà che quella in cui si trova e’ una città utopistica creata dai sopravvisuti della guerra e dai Biodroidi, esseri clonati dagli umani ma senza emozioni per coesistere e servire la razza umana. Una città dove ogni cosa e’ controllata da un computer di nome Gaia e da 7 Saggi.

Deunan reicontrerà Briareos, il suo amore che lei credeva morto, in una nuova forma di Cyborg e con lui dovrà affrontare gli eventi che l’attenderanno e sopratutto confrontarsi con il suo passato.

Inizia così Appleseed di Shinji Aramaki.

Descrivere un’opera famosa di un autore altrettanto celebre non è mai un’impresa facile, poiché essa può suscitare emozioni diverse in soggetti diversi, ma a volte si ha come l’impressione di aver dimenticato qualcosa o di non aver detto abbastanza. Il mondo di Masamune Shirow, cosi bello ma complesso nella sua struttura, a volte ci lascia senza parole, a riflettere magari su ciò che pensa l’autore piuttosto che sullo stile del disegno. APPLESEED, da sempre considerata, una delle sue opere più belle, si inserisce a forza in questo schema di ingegnosa complessità artistica.

Nel 1988 venne realizzato un Anime di Appleseed per la regia di Kazuyoshi Katayama con il Character Design di Yumiko Horasawa, e per alcuni sembrò la realizzazione di un piccolo sogno, ma come spesso capita, anche se la struttura generale rimaneva in parte fedele al manga, la storia descritta, con il manga non aveva nulla a che vedere e si ebbe cosi un prodotto di bassa qualità. Passarono molti anni da allora, finche Shinji Aramaki non da alla luce una nuova versione cinematografica di APPLESEED. Questa volta abbiamo a che fare con un film tecnicamente impeccabile che può rivaleggiare se non superare tranquillamente come bellezza artistica il tanto acclamato Ghost in The Shell.

Il film è realizzato interamente in Computer Grafica dalla singola foglia ai protagonisti, passando dalla stupenda realizzazione del Mecha Design ad un turbinio di colori su alcuni scenari, come la città di Olympus con il suo groviglio di strade e le macchine che sfrecciano su di esse con i sistemi antigravitazionali o i rigogliosi parchi cittadini. Anche i combattimenti con i Landmate e persino le semplici rovine lasciano lo spettatore a bocca aperta.

Le animazioni sono così belle e fluide che in certi momenti si ha come l’impressione di guardare un film con attori veri, poiché la cura con cui sono stati creati i personaggi, così espressivi con i volti che esprimono davvero i sentimenti che provano in particolari momenti del film, lasciano davvero senza fiato.

Il Mecha Design, come detto precedentemente, è realizzato in modo superbo e la maniacale cura di Shirow per i dettagli delle armi, per le tattiche da combattimento si fondono con l’azione frenetica imposta da Aramaki.

Anche la colonna sonora seppur non eccezionale con musiche di Ryuichi Sakamoto, accompagna molto bene le scene. Questa volta la storia, salvo l’inizio in cui è Briareos a salvare Deunan dalle rovine, sembra seguire gli eventi o perlomeno adattarsi a quelli descritti a suo tempo nel manga. Il film fa un bel salto temporale, facendoci trovare Briareos già nell’ESWAT con una Deunan che fa fatica ad ambientarsi nella nuova città. A differenza dell’anime del 1988, in cui i protagonisti almeno per il carattere erano più simili al manga, nel film di Aramaki i personaggi hanno tutti un tratto più adulto e serio. Certo il regista cerca di dare uno spessore più profondo al rapporto d’amore e d’amicizia tra Briareos e Deunan, che nel manga era più caloroso e nel film è reso molto più serio. Anche la stessa Hitomi è rappresentata, non più come una gioviale ragazzina ma più come una donna, con il suo rimpianto di non poter conoscere l’amore.

Forse alcuni potrebbero storcere il naso per questa coraggiosa caratterizzazione dei personaggi così “adulta” da parte di Aramaki, ma fotogramma dopo fotogramma ci si abitua a ciò grazie anche al fatto che il film è tecnicamente realizzato cosi bene, che ci si dimentica nella visione dei paragoni con il manga, lasciando lo spettatore incantato di fronte ad un cosi bello spettacolo da onorare un grande maestro.

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