¤ Jirō Taniguchi il mangaka poeta

È morto nei giorni scorsi all’età di 69 anni il disegnatore giapponese Jiro Taniguchi, uno dei più conosciuti al mondo, autore di classici del manga come La montagna magica e Quartieri lontani. A darne notizia è la casa editrice dei suoi libri in Francia, Casterman.

Appassionato di manga sin da bambino, dopo il diploma liceale lavora per un anno come impiegato, quindi decide di dedicarsi completamente alla narrativa disegnata e si trasferisce a Tokyo. Al pari di tutti gli aspiranti mangaka comincia l’attività come assistente di un autore già affermato, che nel suo caso è Kyota Ishikawa, finché non gli viene proposto di creare una storia tutta sua.

Kurorohorumu (Cloroformio), del 1970, è il titolo della sua opera prima che, però, non passa la selezione per il premio indetto ogni anno dalla rivista Big Comic della Shogakukan, mentre nello stesso anno ottiene di pubblicare Kareta heya (La stanza arida), storia breve incentrata su una stanza di una ex casa d’appuntamento in cui l’autore ha realmente abitato. L’anno successivo riesce quindi a vincere l’ambito premio Big Comic con il manga Tōi koe (Voci lontane), e nel 1975 inizia a pubblicare la sua prima serie, Namae no nai dobutsutachi (Animali senza nome), che ha per protagonisti gli animali, soggetto che sarà tra i suoi preferiti.

L’anno seguente comincia una collaborazione con lo scrittore Natsuo Sekikawa insieme al quale lavorerà nel corso degli anni ad una serie di opere hard boiled tra cui Rind! 3, Muboi toshi (Città aperta), Nishikaze wa shiro (Il vento dell’est è bianco), la raccolta Tokyo Killers (Tokyo Killers) e Jikenya kagyō (Trouble is my business).

Jirō Taniguchi per molto tempo ha letto e studiato il fumetto europeo, maturando così uno stile grafico originale, minimale e realistico, evidentemente non appiattito sugli schemi dell’industria mainstream del fumetto giapponese. Proprio questa sua caratteristica lo ha reso molto popolare nel vecchio continente, soprattutto in Francia, tanto che uno dei suoi autori più significativi, Moebius (al secolo Jean Giraud), gli ha chiesto di disegnare una propria storia. Nel 1996 vede così la luce Ikaru (Icaro), suggestivo manga fantascientifico pubblicato sul settimanale giapponese Morning, che però non ottiene grande consenso, forse per la tradizionale diffidenza che accompagna gli autori stranieri in Giappone, restando alla fine incompiuto.

La vasta opera di Jirō Taniguchi abbraccia molteplici generi, dallo storico al western, dalla fantascienza allo sport, per arrivare a veri e propri graphic novel. Ma indubbiamente è necessario tracciare una netta linea di demarcazione tra le opere solo disegnate e quelle delle quali è autore unico, come Aruku hito, Chichi no koyomi e Harukana machi-e. Sono soprattutto queste ultime, infatti, a dare lo spessore di un artista maturo e completo, capace di indurre il lettore a profonde riflessioni sui grandi temi della vita e della società. La poetica ed il ritmo narrativo posato, tipicamente giapponesi, ed il tratto chiaro e leggero, più vicino alla tradizione europea, fanno d’altronde di Jirō Taniguchi un vero e proprio outsider del panorama fumettistico nipponico, del quale egli stesso ha più volte dichiarato di non sentirsi del tutto parte integrante.

Dell’estetica classica del manga ha conservato soprattutto la priorità che si dà al movimento. Rivolte soprattutto a un pubblico adulto, le narrazioni di Taniguchi si caratterizzano per i personaggi naturali e profondi, molto diversi dai protagonisti del manga per giovani, e per la complessità di storie apparentemente semplici. Taniguchi ha ottenuto riconoscimenti in Francia, dove aveva numerosi sostenitori, non solo al grande appuntamento del settore, cioè il festival internazionale del fumetto di Angouleme, ma anche a diverse esposizioni a lui dedicate.

Come scrive Andrea Grilli nel volume Jiro Taniguchi, il gentiluomo dei manga, la sua forza fu il sapere «raccontare se stesso e approfondire le emozioni che la vita può donarci, con una linea elegante e delicata in grado di approfondire i segni più piccoli del reale».

Lo scorso 11 febbraio Jiro Taniguchi si è spento dopo aver combattuto una lunga malattia che non gli ha lasciato speranze Silenziosamente e lievemente, come sfogliando le pagine dei suoi capolavori, opere che rimangono a testimonianza della sua grandezza sia come uomo che come autore.

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