Il ritorno di Alan Moore

Non fatevi trarre in inganno dal titolo di questo articolo, proseguendo nella lettura capirete il perché. Questo fine settimana (22-23 settembre), in Northampton, si svolge la Northants International Comic Expo o più semplicemente N.I.C.E., una famosissima convention internazionale che è riuscita in una missione impossibile, ovvero portare fuori dal suo isolamento volontario uno dei mostri sacri del fumetto mondiale Alan Moore.

Conosciuto per i suoi capolavori come From Hell, Watchmen, V for Vendetta e The League of Extraordinary Gentlemen, questo vulcanico scrittore, sceneggiatore, compositore, cantautore e mago, da almeno vent’anni si teneva lontano dalla ribalta principalmente a causa dei dissapori avuti con le due maggiori case editrici di fumetto mainstream, Marvel Comics e DC Comics, sul trattamento ricevuto dalle sue opere.

Nel periodo in cui iniziò a lavorare su Swamp Thing, Moore era stato costretto a lasciare il suo lavoro per Warrior a causa del fallimento della rivista e soprattutto a dover rinviare di cinque anni la conclusione di V for Vendetta. Contemporaneamente aveva smesso di scrivere le avventure di Capitan Bretagna (e per la Marvel Comics in generale) a causa del trattamento, scorretto secondo Moore, che era stato riservato ai suoi amici Bernie Jaye e Steve Moore e per questioni legate al nome di Marvelman (che negli USA fu ribattezzato Miracleman).

I rapporti con la DC erano, invece, ben più saldi, tanto che l’editore pubblicò storie di Moore anche in altre serie: scrisse storie per Tales of the Green Lantern Corps; in un’avventura di Vigilante propose il tema dell’abuso sui minori; quindi con Dave Gibbons prima e Curt Swan e George Pérez poi realizzò due delle più belle storie mai scritte su Superman: Per l’uomo che ha tutto e Che cosa è successo all’Uomo del Domani?

Prima che i rapporti con la DC Comics si incrinassero quasi irrimediabilmente, Moore aveva iniziato a lavorare su altri progetti tra cui una serie su Martian Manhunter (J’onn J’onzz l’alieno mutaforma membro della JLA) ambientata nel periodo maccartista, una serie con protagonisti i Metal Man, una con i Challengers of the Unknown (come omaggio a Kirby), una miniserie disegnata da Kevin O’Neil dedicata al personaggio Bizzarro (una delle nemesi di Superman) e soprattutto un crossover in stile Crisis (Moore l’aveva definita “l’Ultima Storia degli eroi DC” e si sarebbe articolata in 12 numeri da 28 pagine ciascuno), il cui titolo provvisiorio era Twilight of the superheroes. La storia, che doveva essere molto più complessa dello stesso Watchmen, avrebbe dovuto presentare tutti gli eroi dell’universo fittizio della casa editrice statunitense (tra cui anche il John Constantine pre Vertigo, creato proprio dallo sceneggiatore britannico) e rigenerare il cosmo DC dopo il caos creato proprio dalla Crisi sulle terre infinite, ma il progetto, la cui maggior parte delle idee sono confluite in Venga il tuo regno di Mark Waid e Alex Ross, non vide mai la luce. I rapporti con l’editore, infatti, iniziarono ad incrinarsi al momento della gestione di Watchmen e del suo incredibile successo. La goccia che fece traboccare il vaso, però, e che diede un’ottima occasione per Moore di andare via sbattendo la porta fu la decisione della DC di etichettare alcuni fumetti come consigliati per lettori maturi, senza però consultare gli autori freelance.

Completato V for Vendetta, che veniva ristampato negli USA proprio dalla DC, giurò che non avrebbe mai più lavorato per questo editore, così come non avrebbe mai più realizzato alcuna storia per la Marvel, perché la Eclipse Comics, che stava ristampando negli USA le sue storie di Marvelman, fu costretta a cambiare il nome del personaggio in Miracleman a causa di una minaccia di azione legale da parte dell’altro colosso del fumetto mondiale. Infine, bloccò la ristampa del suo Capitan Bretagna, incrinando definitivamente i suoi rapporti anche con Alan Davis, disegnatore della serie, che per contro non diede il suo permesso alla ristampa degli episodi di Marvelman da lui disegnati. È in questa occasione, così almeno dice Gaiman stesso, che Moore gli offrì gratuitamente i diritti su Marvelman nel corso di una lunga telefonata.

Di fatto, verso la fine degli anni ottanta, Moore si ritirò dal mondo del fumetto, pur se la sua scomparsa venne ottimamente mascherata dalle numerose ristampe delle sue opere. Nel frattempo, però, numerosi editori indipendenti, che però non potevano sostenere i suoi compensi, cercarono di coinvolgerlo in nuovi progetti, anche esterni al mondo del fumetto. Prima rifiutò di collaborare in vario modo ad alcuni progetti di sicuro successo (ad esempio alla serie su RoboCop), quindi vide sfumare, per mancanza di denaro, Fashion Beast, il suo personale adattamento della fiaba La Bella e la Bestia, commissionatogli da Malcolm McLaren. Quindi scrisse Shadowplay: The Secret Team, illustrato da Bill Sienkiewicz per il volume Brought to Light del Christic Institute. Quindi realizza, per la Victor Gollancz, Un piccolo delitto, disegnata dall’argentino Oscar Zarate.

Quello che, a tutt’oggi, è considerato il suo ultimo capolavoro, iniziò ad essere progettato nel 1989, quando Stephen Bissette propose a Moore di collaborare alla sua nuova rivista indipendente, Taboo, un’antologica a fumetti. Propose due progetti:

Lost Girls, descritta da Moore stesso come pornografia post-femminista, vede ai disegni Melinda Gebbie, giovane disegnatrice californiana conosciuta un paio d’anni prima a Londra e oggi sua attuale compagna. Stampata dalla Kitchen Sink dopo il naufragio del progetto Taboo, venne quindi completata, nel 2004, in un unico volume di 240 pagine dalla Top Shelf.

From Hell, un’opera dai risvolti iniziatici in cui Moore dà la sua interpretazione personale dei delitti commessi da Jack lo squartatore, il primo serial killer noto alle cronache storiche. Disegnata da Eddie Campbell, l’opera si rivelò, man mano che veniva pubblicata, molto complessa e ben documentata, seppur basata in larga parte sulle tesi espresse da Stephen Knight nel libro “Jack The Ripper – The Final Solution”. I risvolti con la massoneria e con la magia erano molto forti e di grandissimo impatto, tanto che alla fine Moore ha realizzato, forse, la sua opera migliore. Da questa è stato tratto nel 2001 anche un film con Johnny Depp diretto dai fratelli Hughes, La vera storia di Jack lo squartatore, i cui legami con il fumetto di Moore erano tuttavia piuttosto labili.

In tutto questo si inserisce anche un esperimento di autoproduzione. Il tutto inizia quando il governo Thatcher introdusse una legge che rendeva illegale la promozione dell’omosessualità. A quel tempo Moore aveva intrapreso un triangolo amoroso con la moglie Phyllis e Deborah Delano, amante di entrambi. Indignato da questa iniziativa del governo, Moore fondò, insieme a Phyllis e Deborah, la Mad Love, casa editrice indipendente con la quale pubblicò l’albo benefico AARGH! – Artists Against Rampant Governement Homophobia, al quale parteciparono moltissimi cartoonist amici di Alan. L’albo, cui Moore collaborò con una storia in versi, Mirror of Love, incassò quasi 17.000 sterline, che andarono in beneficenza all’Organisation for Lesbian and gay Action.

A quel punto, sotto consiglio di Dave Sim, Moore propone, attraverso la Mad Love, un’altra opera complessa: Big Numbers.

Avrebbe dovuto essere un ambizioso progetto, composto da 12 uscite nel formato 25,5×25,5 cm, per un totale di 500 pagine, in cui Moore aveva intenzione di raccontare la vita di quaranta personaggi diversi, tutti abitanti di Northampton. Ai disegni Moore chiamò Sienkiewicz, che iniziò di buon grado ad illustrare la serie, della quale, però, uscirono solo due numeri. Gli altri, infatti, non videro mai la luce vuoi per il ritardo di Sienkiewicz nel consegnare i disegni, vuoi per un calo di vendite tra l’1 ed il 2, ma alla fine l’artista venne allontanato e l’opera restò incompiuta a causa del fallimento della casa editrice di Moore.

Nel punto più basso della sua carriera (in quel periodo, infatti, il fallimento del progetto di Bissette ed i successivi problemi con i nuovi editori allontanavano la conclusione per From Hell e Lost Girls) sembrava che Moore fosse destinato ad essere dimenticato, almeno fino a che, nel 1993, non ricominciò a realizzare storie per l’amato fumetto seriale.

Eloquente oratore e bravissimo affabulatore, almeno a detta di chi ha sentito uno dei suoi interventi o ha partecipato a una sua pièce teatrale, Alan Moore è stato chiamato dagli organizzatori della convention come ospite d’onore alla serata inaugurale dell’evento, durante la quale gli è stato dato ampio spazio per raccontare la sua lunga esperienza. Insieme ad altri eccellenti sceneggiatori e disegnatori del calibro di Ady Granov, Simon Bisley, Alan Davis o Ben Oliver, il ritorno di Alan Moore sulla scena renderà memorabile questa edizione del N.I.C.E. che di sicuro sarà indimenticabile per chi abbia avuto la possibilità di parteciparvi.


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