[Etna Comics 2013] Recensione I sospiri del mio cuore

Una delle tante iniziative promosse all’interno del Japan Centr dell’edizione 2013 di Etna Comics è stat la proiezione del lungometraggio animato “I sospiri del mio cuore”, film  d’animazione giapponese del 1995 diretto da Kondō Yoshifumi e scritto da Miyazaki Hayao che si è ispirato al manga Sussurri del Cuore di Hiiragi Aoi pubblicato anche in Italia ad opera della Star Comics.

L’edizione italiana del film è stata presentata dalla Lucky Red a Lucca Comics and Games il 31 ottobre 2011 ed è stata distribuita nei negozi il 14 dicembre dello stesso anno, quindi un film di non recente distribuzione sul territorio italiano ma, nonostante questo, alla proiezione la sala è risultata gremita e senza nessun posto a sedere libero, segno di quanto piacciano e siano attese le opere di Miyazaki Hayao.

Una delle particolarità di questa pellicola è il tema musicale principale costituita dalla famosa canzone di John Denver Take Me Home, Country Roads, ricantata però in giapponese e con un testo che presenta alcune differenze di significato rispetto alla versione originale.

La storia inizia durante le vacanze estive del 1994 a Tokyo e narra di Shizuku, comune studentessa delle medie con una normale famiglia: padre, madre e sorella universitaria. Shizuku è appassionata di romanzi e spesso si reca alla biblioteca di quartiere per prendere in prestito numerosi volumi. Un giorno, nel noleggiarne alcuni, si accorge che nella tessera dei noleggi stranamente ricorre sempre un cognome prima del suo: Amasawa, e con la fantasia di un’aspirante scrittrice comincia a fantasticare su chi sia questo ragazzo che pare abbia i suoi stessi gusti.

Qualche giorno dopo, durante il suo consueto pellegrinare verso la biblioteca, incontra sulla metropolitana uno strano gatto e decide di seguirlo; il felino la conduce (per caso o per destino?) in un quartiere ordinato e silenzioso sulla collina ed entra in un negozio di antiquariato. L’anziano proprietario mostra alla ragazza alcuni dei tesori del suo negozio, tra cui uno strano orologio e la statuetta di un gatto antropomorfo che chiama Baron.

Shizuku fa anche la conoscenza di Amasawa Seiji, il nipote dell’antiquario, che altri non è che la misteriosa persona che leggeva i suoi stessi libri. Seiji ama tantissimo la musica e il vero obiettivo della sua vita è quello di diventare un bravo liutaio. Col passare dei giorni l’amicizia tra Shizuku e Seji si rafforza e approfondisce sempre più finché lui parte per un tirocinio di due mesi a Cremona presso un mastro liutaio per mettersi alla prova ed imparare a costruire violini. Nell’attesa del suo ritorno, anche Shizuku promette a se stessa di testare le sue abilità scrivendo di suo pugno il suo primo romanzo.

I sospiri del mio cuore è destinato a vestire perennemente i panni di unico lascito del talento di Kondō Yoshifumi, allievo prediletto di Miyazaki Hayao scomparso a soli 47 anni per un malore dovuto a stress da superlavoro. Una tragedia che portò Miyazaki ad allontanarsi per qualche anno dal cinema, afflitto dal dolore della perdita e dal senso di colpa. E che incrementa l’aura di malinconia che pervade il film, acuendo il lato “agro” rispetto a quello “dolce” di un racconto di formazione che mescola con maestria turbamenti dell’adolescenza, etica del lavoro, fede nei propri sogni e quel pizzico di magia che svolge un ruolo cruciale e maieutico nella consapevolezza di Shizuku sul proprio talento. Per Yoshifumi la suggestione di un negozio di cianfrusaglie, capace di attirare l’attenzione di un gatto sornione e di una ragazzina curiosa, è il motore di una svolta nel percorso di vita della protagonista, che si trova a mescolare la scoperta dell’amore e la ricerca della propria identità in un ottundente caos di emozioni. La delicata perizia di Kondō Yoshifumi si traduce in una messa in scena “verista” (più vicina in questo a Takahata Isao, l’altro mentore dello studio Ghibli, che a Miyazaki) della sceneggiatura di Miyazaki, in cui anche il minimo particolare è parte integrante della narrazione, contributo fondamentale alla veridicità del racconto e al potenziale di transfert tra spettatore e protagonista, in un racconto che si rivolge alle gioie e alle paure che accomunano gli adolescenti di ogni latitudine e generazione. La difficoltà di raggiungere un interruttore della luce, la necessità di un kleenex in più per un raffreddore che non se ne vuole andare sono piccoli gesti che contribuiscono al contrasto ossimorico con la sequenza “magica” (ma calata in un contesto onirico) in cui i due gatti magici Baron e Muta guidano Shizuku verso un percorso di crescita a cui manca solo un sentiero di mattoni dorati.

Lo script miyazakiano è immediatamente riconoscibile per alcuni topoi inconfondibili, a partire dalla scelta anagrafica della protagonista fino alla contrapposizione tra il Giappone come terra del Lavoro e l’Europa (specie l’Italia) come terra di Arte e Mistero: contrasto che si amalgama in uno Yin e Yang di sacrificio e talento, esemplarmente incarnati dalle contraddizioni del personaggio di Shizuku. Solo un finale sbrigativo e con ansia da happy end finisce per ridimensionare in parte gli spunti più stimolanti de I sospiri del mio cuore, quelli che si concentrano in un sinistro pre-finale che pare preludere a un futuro di disillusione, se non un presagio di morte, che resta uno spunto suggerito, ma parzialmente incompiuto. Come il talento di Kondō Yoshifumi, purtroppo, prematuramente strappato al cinema di animazione mondiale.

Come dicevamo in apertura il film è tratto dal manga omonimo di Hiiragi Aoi e i maniaci della Ghibli non mancheranno di apprezzare diversi omaggi celati qua e là al corpus miyazakiano, dalla scritta “Porco Rosso” su un orologio al pupazzo di streghetta che riecheggia la Kiki di Kiki Consegne a domicilio.

Prima di volgere alla conclusione di questa recensione vogliamo darvi una piccola curiosità, i due gatti Baron e Muta ritornano come protagonisti del lungometraggio The Cat Returns diretto da Morita Hiroyuki, mentre il soggetto e di Yoshida Reiko. Anche in questo caso si tratta di una produzione dello Studio Ghibli del 2002 che, purtroppo, al momento resta ancora inedito nel nostro paese.

A portare la pellicola a Catania è stato Gualtiero Cannarsi all’interno del seminario che ha tenuto durante la tre giorni catanese. Cannarsi è stato il traduttore ed adattatore della pellicola quindi, con cognizione di causa, a fine proiezione ha fatto una serie, precisa e ben esposta disanima dei problemi che la traduzione e l’adattamento della pellicola hanno incontrato.

Un plauso va agli organizzatori di Etna Comics che, sapientemente, hanno saputo ben selezionare sia le pellicole da proiettare che gli interventi a margine delle proiezioni, dimostrando d’avere una sensibilità ed una cura al di sopra della media rispetto agli organizzatori delle altre fiere, il che fa ben sperare per il futuro di questa manifestazione.



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