Dalla Francia la Vita di Maometto a fumetti

Dalla-Francia-la-Vita-di-Maometto-a-fumettiIncurante delle conseguenze che le sue sortite su Maometto hanno sempre scatenato e attratto dall’impennata dalle vendite conseguente, il settimanale satirico francese Charlie Hebdo torna ad occuparsi di Maometto.

Stavolta, promette il direttore Stephane Charbonnier, in arte Charb, non per irridere il Profeta, come per le vignette pubblicate a settembre in piena crisi per il film islamofobo “The innocence of muslisms”, ma per una sua “biografia autorizzata” a fumetti. Per Charb non si tratta di “una provocazione”, ma di un è una biografia autorizzata dall’Islam, una raccolta di ciò che è stato scritto sulla vita di Maometto dai cronisti musulmani, trasformata in immagini.

Peccato che per i musulmani la rappresentazione fisica del Profeta e dello stesso Allah sia severamente proibita. Charb non è d’accordo e afferma che questo divieto è “solo una tradizione non citata dal Corano”, e aggiunge che, “non si intende ridicolizzare Maometto”, e che, “si potrà leggere come le storie che si insegnano al catechismo su Gesù”. Il direttore del settimanale è convinto che “i musulmani più saggi non condanneranno”, la sua idea, “alla fine”. Nessun riferimento alla moltitudine i cui animi estremamente sensibili si sono sempre infiammati, spesso con conseguenze letali, per ogni “intervento” occidentale sul Profeta e l’Islam.

Come accade solo tre mesi fa quando il settimanale pubblicò nuove vignette sul Profeta costringendo la Francia a chiudere tutte le ambasciate nei Paesi musulmani per timore di rappresaglie. La sede del settimanale fu data alle fiamme e distrutta a novembre del 2011 sempre per reazione di una vignetta su Maometto in cui sulla copertina (in cui esordì la dizione , “Sharia Hebdo” ripresa lo scorso settembre) prometteva “100 frustate se non morirete dal ridere”. Nel nome del sacrosanto principio della “libertà di espressione”, Charb ha da sempre ignorato le conseguenze delle sue azioni. Nel febbraio del 2006 aveva ripubblicato le cosiddette “vignette blasfeme” sul Profeta, apparse per la prima volta sei mesi prima sul danese “Jylland Posten”, scatenando manifestazioni di proteste, finite spesso con vittime, in tutto l’Islam.

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