Alan Moore Neonomicon: H.P. Lovecraft in un fumetto a tutto sesso

H.P. Lovecraft, nume tutelare di questo blog, sicuramente uno degli scrittori più influenti (e meno efficacemente copiato) di tutti i tempi, creatore dei Miti di Cthulhu e grafomane immane, a giudicare dal vastissimo epistolario ancora non del tutto esaminato.

Questi due giganti si ritrovano in un volume a fumetti chiamato Neonomicon, ideato da sopraccitato Moore. Nonostante le notevoli influenze del secondo personaggio sul primo, però, non si deve credere che quest’opera, una miniserie in quattro parti pubblicata originariamente dalla Avatar Press e in Italia dalla BAO Publishing, sia nata liberamente per ispirazione divina.

Trattasi piuttosto di un prodotto “alimentare”, derivato da esigenze prettamente economiche: non ci sarebbe nulla di male in ciò – molte capolavori sono derivati da ristrettezze dei propri autori e da scadenze serrate – se non fosse che questa genesi si riflette parzialmente sulla qualità del lavoro.

Neonomicon infatti da una parte può essere visto come un affettuoso, ma sterile, omaggio a Lovecraft, pieno zeppo com’è di ogni tipo di rimando ai racconti dello scrittore statunitense; dall’altra però è anche un ricettacolo delle ossessioni mooriane, prima di tutte il sesso. Devoto sostenitore di pratiche esoteriche, Moore ne approfitta per creare la propria versione dei Miti di Cthulhu, con un ribaltamento progressivo della classica prospettiva anti-antropocentrica che lascia stupefatti.

Il guaio è che, purtroppo, tutto ciò che può essere definito lo svolgimento e la messa in scena di questa interpretazione risulta essere scritto in maniera non eccelsa, a volte piuttosto sciatta. E in mezzo a tutto ciò sesso ovunque, sesso parlato e rappresentato, in una sorta di totale scoperchiamento delle fobie di Lovecraft, che ha sempre taciuto qualunque riferimento all’atto riproduttivo.

L’appassionato – e mi colloco volentieri nella categoria – rimane allora interdetto tra l’atteggiamento disgustato e offeso di fronte alla provocazione di Moore, irrispettoso delle atmosfere originarie, e invece l’apprezzamento per un lavoro non certo sopraffino che però indica una via nuova nella trattazione della fonte primaria, che regala anche un notevole twist finale che fa, in parte, dimenticare scelte infelici e strizzatine d’occhio fastidiose.

Alessio Cappuccio

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