A Letter to Momo vince il Platinum Grand Prize

Su film-review è apparso un interessante articolo relativo il Platinum Grand Prize assegnato all’opera che meglio utilizza le tecniche d’animazione applicate al cinema. Il Future Film Festival, giunto per la cronaca all’edizione numero 14, ha scelto anche quest’anno per la sezione competitiva i titoli più significativi degli ultimi due anni e li ha messi a confronto per capire qual è – se c’è! – una tecnica del momento. Sono arrivate dieci pellicole da ogni parte del mondo, ma tra repubblica Ceca, Corea e Stati Uniti, ha vinto un’altra volta il Giappone. Anche a giudizio di Film-Review il Paese che pur puntando alla tradizione riesce ancora a toccare i sentimenti degli spettatori.

Secondo la giuria bolognese la tecnica “più essenziale e accurata” è quella di A Letter to Momo del giapponese Hiroyuki Okiura che, si dice dal palco del Cinema Lumiere di Bologna, “è un grande romanzo di formazione che racconta temi importanti quali il senso di colpa e la rielaborazione del lutto”. La protagonista di questa originalissima opera piena di folletti che vengono da un vecchio solaio si trasferisce in una zona remota del Giappone dopo la morte del padre. Allo scarso entusiasmo per il nuovo paesino sul mare, molto diverso dalla grande città, c’è il turbamento dovuto alla lettera incompiuta lasciata dal padre. Lettera che inizia, non a caso con “Cara Momo”. Struggente per la comunicazione lasciata interrotta, divertente per il rapporto con i folletti sempre alla ricerca di cibo.

Oltre al caro The Great Bear gli altri progetti cinematografici da ricordare, come detto, sono senza dubbio tutti quelli che arrivano dall’oriente. Buono il tema di Green Days – Dinosaur and I con una ragazzina, I-rang è il suo nome, costretta a risolvere mille problemi esistenziali legati alla giovane età e, allos tesso momento, quelli della competitiva società in cui vive. Anche perdere il testimone durante una corsa a scuola può trasformarsi in un motivo per sentirsi fuori posto. Da applausi (e una lacrima) Tibetan Dog, strana operazione cino-giapponese. È cinese la produzione dello studio MadHouse, il romanzo da cui è tratta questa vicenda umani-animali ma viene dal Giappone Masayuki Kojima che ha firmato la regia. Il protagonista è Tenzin che lascia la città per andare a vivere in un’inospitale prateria tibetana insieme al padre medico. Qui verrà coinvolto (non solo emotivamente!) da un’incredibile lotta tra cani pastori. Lotta per la supremazia in cui si distinguerà un misterioso mastino dal manto dorato. Animazione deliziosa e leggi della selezione naturale. Grande mix.

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