¤ Recensione La Cronaca degli Insetti Umani

In La Cronaca degli Insetti Umani, protagonista della storia è Toshiko Tomura, giovane e bella scrittrice che grazie al suo libro (intitolato appunto La cronaca degli insetti umani) ha conquistato il prestigioso premio Agutagawa.


Incredibile a credersi, questo non è che l’ultimo di una serie di riconoscimenti di cui Toshiko è stata insignita: in precedenza aveva infatti ottenuto un premio come architetto ed era stata applaudita come nascente stella del teatro. I media la adorano; giornali, radio, televisioni, ogni sua mossa è monitorata e pubblicizzata. Ma come riesce ad essere così talentuosa? La verità dietro a questo successo risiede nell’abilità di Toshiko di “far propri” i talenti altrui. Tutti i suoi traguardi sono stati infatti ottenuti a scapito delle persone che hanno avuto la sfortuna di entrare in contatto con lei. Sfruttando il suo carattere brioso e il suo bell’aspetto, la ragazza riesce infatti ad avvicinarsi alle sue “vittime” e a spremerne ogni talento, ogni capacità. Quando incontra il signor Kamaishi, un industriale che lavora nel settore dell’acciaio, sembra aver trovato il suo “doppio”: altrettanto avido di potere, manipolatore e senza scrupoli…

La Hikari, etichetta che raccoglie le proposte giapponesi della 001 Edizioni, ha pubblicato già da qualche tempo il manga Ningen Konchuki di Osamu Tezuka quest’opera è un seinen originariamente pubblicato a puntate, dal 9 maggio 1979 al 13 febbraio 1971, sul mensile giapponese Play Comic. Ningen Konchuki è stato tradotto in Italia con il titolo di La cronaca degli insetti umani.

Si tratta di un volume poderoso – formato 17×24 cm, 368 pagine, carta di alta grammatura bianca, copertina con alette, stampa superba – e di un’opera nera dagli importanti risvolti sociologici, che racconta di una giovane donna, Toshiko Tomura, dal volto angelico e dalla personalità inquietante, che ruba i talenti dalla gente che la circonda per il proprio successo.

Nella stesura di La cronaca il nostro autore fu senza dubbio influenzato da un periodo particolarmente ostico per il suo Paese: come si palesa bene nella seconda parte dell’opera, già a partire dal ventennio precedente in Giappone erano infatti scoppiati numerosi scandali inerenti la corruzione di alte cariche dello stato e della finanza (anche l’immenso regista Akira Kurosawa non rimase impassibile e fece riferimento a tali problematiche in un film del 1960, I cattivi dormono in pace).

«Ho realizzato quest’opera in un periodo […] in cui la rapida crescita del Giappone procedeva a gran velocità, puntando con decisione verso il primo posto al mondo per prodotto nazionale.
In quest’epoca di yin e yang irrazionali, ho voluto provare a descrivere una donna priva di scrupoli e il suo comportamento machiavellico. […] Penso che il mondo degli insetti sia una caricatura della società umana
.», ha dichiarato l’autore.

Quella di Tezuka risulta dunque essere una pesante critica, diretta e sferzante alla società odierna: una società spietata dissoluta ed arrivista, sfuggevole e polivalente, dove si avverte l’assenza di un antico equilibrio e di una armonia ormai perdute, in cui non vi è spazio per ideali positivi, in cui l’incomunicabilità e la totale assenza di sentimenti ed apatia regnano sovrane, in cui non esiste merito ed è riconosciuta la sola capacità di quanti riescono a sfruttare il prossimo, e dove l’esteriorità e la tumultuosa superficie hanno rimpiazzato la placida calma della profondità.

È una società, questa, che in definitiva ha sacrificato l’individuo alla massa e in cui nessuno risulta essere pienamente innocente, nella ineluttabile constatazione che il consorzio umano ha ottenuto molto, tuttavia pagando il costo della propria anima più vera a favore della “catena di montaggio”.

A ogni modo, a farla da padrone sulla scena del fumetto è sicuramente la trasformista Toshiko, che ricalca in pieno una delle tematiche preferite del maestro: lo scambio di persona. A farle da contorno è una serie di personaggi, come sempre delineati e differenziati con precisione maniacale (in particolare, sono rimasto molto colpito dalla sfortunata vicenda di Mizuno e Shijimi), che contribuisce nondimeno a collocarla al centro di una pletora di veri e propri “intrighi” politici e personali.

La società degli insetti umani è una metafora della società dell’uomo, dice Tezuka. Se prendiamo una larva, vuota, senza essenza, e la mettiamo nel fuoco dei giochi di potere e degli interessi personali, essa emulerà l’ambiente circostante, riempiendosi di negatività. Non diventerà mai una farfalla, in grado di volare libera, incurante delle leggi meccaniche della società. Questa metafora viene raccontata in un manga noir dalle tinte adulte, dalle sfumature inquietanti; il tratto di Tezuka nella “Cronoca” è più maturo rispetto a quello degli anni ’60: egli, inoltre, si concede a scene erotiche, nudi autoriali; il sesso viene fatto metafora attraverso simbologie psichedeliche di animali selvaggi; la tristezza e la disperazione attraverso occhi lacrimanti sotto uno sfondo rigorosamente bianco. Si tratta di pop art: non mancano incursioni di graffiti che rappresentano il mito del jazz di Miles Davis, che un anno prima aveva suonato a Woodstock.

In definitiva, se cercate una cruda analisi dei giochi di potere e delle leggi del profitto che immancabilmente regolano gli affetti umani (eh sì cari miei, purtroppo è così), la “Cronaca” fa per voi. A distanza di più di quarant’anni dalla sua pubblicazione, il manga di Tezuka è attualissimo e possiede ancora tutta la sua carica maledetta, spietata, che altresì sfocia in una profonda riflessione sulla natura dell’uomo e, viste le tematiche trattate, quest’opera sarà sempre attuale e potrà regalare più di un insegnamento al suo lettore.

A condire il tutto una breve postfazione a cura dell’autore. Sconsigliamo energicamente La cronaca degli insetti umani a coloro che non hanno letto nulla di Tezuka e lo diciamo perché siamo in presenza di un manga audace e scabroso, che lascia al lettore una sensazione di inquietudine e sottile disgusto per l’ipocrisia umana, oltre a una netta percezione di disfatta nei confronti della società civile capitalistica. Non si tratta di una delle sue opere fondamentali, ma ciò nondimeno di un’eccellente lettura, a tratti impegnativa, che non può che cementificare la stima nei confronti del maestro da parte dei suoi lettori più affezionati.

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