¤ Recensione Shutendoji (Manga)

Shutendoji è un manga di Go Nagai pubblicato dal 5 settembre 1976 al 30 aprile 1978, poi trasposto nel 1989 in una serie di 4 OAV dal titolo Shuten Doji – The Star Hand Kid, tradotto in italiano dalla Granata Press semplicemente come Shuten Doji e riproposto, successivamente con il medesimo titolo dalla Dynamic Italia.


Un neonato che viene portato nella nostra dimensione tra le fauci di uno spaventoso orco: è questo l’incipit di Shutendoji. 17 anni nel passato, una coppia di giovani sposi è testimone di un evento straordinario, quando un varco dimensionale viene aperto e ne spunta fuori un gigantesco Oni, orco della mitologia giapponese. L’Oni, che tra le fauci porta un bambino, fa un patto con la giovane coppia: lascerà che siano gli umani a crescerlo, ma al compimento della maggiore età verrà a riprenderlo.

Il piccolo viene ribattezzato Jiro Shutendo, e la sua vita scorre più o meno tranquilla fino a che non si avvicina il fatidico giorno in cui l’Oni tornerà.

Giorno dopo giorno, in un climax di terrore, Jiro scoprirà di non essere il normale ragazzo che credeva, rivelando un po’ alla volta poteri non umani e proiettando al suolo non un’ombra comune, ma quella di un mostro. Più di un individuo si interesserà alle sorti del giovane, e ovviamente non tutti avranno buone intenzioni.

Jiro Shutendo è davvero il mitologico Shutendoji, eroe annunciato in alcune profezie? La risposta si trova nei nove numeri della serie (più un capitolo speciale ancora inedito e troppo spesso rimandato).

Shutendoji è un manga dal soggetto ad un lettore superficiale o chi si fermasse alla lettura dei primi volumi, potrebbe sembrare banale, ma in realtà siamo in presenza di un’opera sceneggiata magistralmente. Quello che inizialmente sembra solo un manga per ragazzi pieno dei classici luoghi comuni viene impreziosito da alcuni rimandi incrociati che intersecano le vite dei personaggi, e preparano un tessuto intrecciato da numerosi colpi di scena che porteranno ad un inimmaginabile finale.

Se Devilman era un manga istintivo, scritto con furia e decisamente “viscerale”, Shutendoji è un manga scritto col cervello, ragionato, e con tutti i pezzi che si incastrano perfettamente nei capitoli finali di quest’opera.

Come ribadito dallo stesso Nagai nella postfazione, in realtà Shutendoji ha ben poco a che fare con Devilman. Questa volta infatti l’autore ha potuto documentarsi con testi facilmente reperibili nella sua lingua sulle leggende collegate agli oni e, partendo da un’immagine improvvisa apparsa nella sua mente durante una pausa lavorativa, Nagai ha deciso di imbastirvi attorno una storia che servisse anche a spiegare più o meno “razionalmente” l’origine degli antichi miti sui demoni più famosi del suo paese. Sebbene all’inizio avesse in mente di creare un action fantasy, alla fine ciò che la sua penna ha partorito è un’opera maggiormente legata alla sfera della fantascienza e soprattutto dell’azione violenta e dell’ecchi tipici del suo stile.

A condire il tutto c’è anche la mitologia giapponese. Già, perché infatti Shutendoji è un “oni”, ossia un demone tratto dai miti e leggende dell’antico Giappone e durante i nove volumi l’autore riesce magistralmente a farci calare nel mito degli Oni pur non appartenendo a questa cultura ed proprio qui che risiede la bravura del maestro che lo fa distinguere da tutti gli altri mangaka.

Shutendoji, forte anche dei soliti ottimi disegni del maestro, che ci regala tavole estremamente dinamiche e mostruose creature davvero da incubo (e meno “assurde” rispetto ai fantasiosi demoni devilmeniani), è un’opera che merita senz’altro una lettura, anche perché Shutendoji è un ottimo esempio di come dovrebbe essere fatto un fantahorror che si rispetti, non a caso è uno dei migliori esempi che il genere possa annoverare.

Difficile, molto difficile, trovare in Italia un altro manga come Shutendoji, capace di passare con noncuranza da uno scenario presente al Giappone Feudale e finanche al futuro remoto, spiegando tutto con una certa coerenza. Un manga capace, come molti altri del maestro, di rovesciare i ruoli dei buoni e dei cattivi, fin quasi ad annullarli, e di essere intriso di spiritualità senza rinunciare alla consueta dose massiccia di violenza e nudi femminili. Forse non un fumetto essenziale tra quelli del maestro Nagai, di certo non uno di quelli che saranno ricordati tra i classici irrinunciabili del manga ma, questo è sicuro, si tratta di una bella storia. Una gran bella storia, ben concepita, ben intrecciata, ben disegnata e con un finale al cardiopalma.

L’unica (per il momento) edizione italiana a cura della D/Books, è ben curata per quanto concerne i materiali e i contenuti consistenti in alcuni special extra presenti nel volume conclusivo e l’interessante postfazione realizzata dallo stesso Nagai, che impreziosiscono questa edizione.

Se proprio vogliamo trovarle un difetto, possiamo identificarlo nella mancanza di un decimo volume contenente le storie brevi di Shutendoji, completamente slegate dalla continuity dell’opera, e sempre realizzate da Go Nagai dopo la conclusione ufficiale del manga. Volume che l’editore aveva ripetutamente annunciato e che, purtroppo, mai è stato pubblicato. Questa pecca, fortunatamente, non pregiudica la godibilità dell’opera nagaiana che rimane inalterata e che ci sentiamo di consigliare caldamente a tutti gli appassionati delle opere dell’autore, a tutti gli appassionati del genere e, più in generale, a tutti gli appassionati di fumetti.

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