Recensione I Cavalieri dello Zodiaco (Prima Parte)

Era il 1985, la Bandai la più grande ditta giapponese specializzata in modellini e Action Figure cercava un nuovo trend per il mercato più giovane quello dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni. Si pensò di creare una serie di eroi in armatura ispirati ai 12 segni dello zodiaco occidentale, (l’armatura si poteva rimuoverla e rimontarla a forma del segno). Per lanciare questo nuovo tipo action figure d’ispirazione più fantasy, poteva essere una buona cosa crearci intorno una storia, ma per testare l’interrese del pubblico l’ideale era cominciare con un manga. Il Manga fu affidato al giovane ed emergente autore: Masami Kurumada. Kurumada sembrava particolarmente indicato per questo genere di progetto tipicamente Shonen (manga per ragazzi); con il suo tratto non molto raffinato, che non usava retini e quasi privo d’anatomia, ma molto dinamico, perfetto per una serie dove battaglie ed eroi sono la cosa più importante. L’ambientazione sarebbe stata si moderna, ma con una forte ispirazione alla mitologia greca, visto il successo in Giappone del film americano Scontro di Titani di alcuni anni prima.

La storia narra le gesta dei Saints (santi, in Giappone il termine non ha nessuna conformazione religiosa). I Saints sono dei guerrieri che indossano un’armatura ispirata alle costellazioni e hanno un potere chiamato il cosmo, un’energia interna che permette loro di compiere gesta al di sopra dei comuni mortali, i Saint sono agli ordini di una divinità del panteon greco/romano (armature a parte si era già visto qualcosa di simile in Ken il guerriero). La storia inizia nella Grecia moderna luogo d’addestramento di Seiya (Pegasus), giovane giapponese che aspira a diventare il Bronze Saint della costellazione di Pegaso. Già nelle prime pagine del manga vediamo Seiya riuscire a conquistare la sua armatura, tornare a Tokyo (Nuova Luxor) dove dovrà affrontare altri Saints di Bronzo in un torneo per conquistare un’armatura d’oro, l’armatura del segno del Sagittario. Tra i Saints che partecipano al torneo: Shiryu (Sirio il Dragone), Hyoga (Crystal il Cigno), Shun (Andromeda) Ikki (Phoenix) e altri cinque Saints tutti provenienti da diverse parti del mondo. Il torneo è organizzato da Saori Kido, (Lady Isabel di Thule) in memoria di suo nonno Mitsumasa Kido (Alman di Thule). Durante uno degli scontri Ikki (Phoenix) ruba l’armatura d’oro, Seiya e gli altri si precipitano all’inseguimento riuscendo a recuperare quattro pezzi sui nove che compongono la preziosa corazza. Per poterli recuperare gli altri cinque i Saints dovranno affrontare i loro doppi oscuri, i dark Saints alle pendici del monte Fuji, in scontri uno scontro uno. Lo scontro contro i Dark Saints diventerà in seguito il plot delle avventure dei nostri eroi per il fumetto (ma anche nella serie anime che nei film, fino agli OAV di Hades).

Nonostante in parte la serie sia un’opera su commissione, Kurumada, riesce a rendere il manga molto personale, anche traendo ispirazioni da opere esterne, prima di tutto dalla mitologia greca, soprattutto mito di Athena, dea della guerra e dell’ingegno che secondo la tradizione ha sempre sostenuto gli eroi come Ercole e Ulisse, ma nella nostra storia diventa la reincarnazione dell’ideale della giustizia. Kurumada in un certo senso riscriverà il mito greco secondo le sue esigenze e riutilizzerà i personaggi di un suo manga precedente: Fuma no Kojiro. Questo manga mescola i Ninjia con i teppisti delle scuole giapponesi armati bokken, spade di legno.

Per ricreare i protagonisti dei Saints, Kurumada riprese molti dei personaggi di Kojiro (questa è una consuetudine di molti autori come Tezuka, Nagai, e Matsumoto)

Seiya (Pegasus) è uguale a Kojiro entrambi protagonisti delle loro storie, Shiryu (Sirio il Dragone) a Ryoma, con la differenza che Ryoma ha perso un occhio in battaglia, mentre Shiryu perde spesso la vista, Shun (Andromeda) a Kirikaze anche se quest’ultimo è meno ambiguo e i suoi capelli sono molto più scuri del Saint, Hyoga (Crystal il Cigno) somiglia all’imperatore Chaos, ultimo grande antagonista di Kojiro; Ikki (Phoenix) riprende Musashi Asuka, Musashi come Ikki è un personaggio che da cattivo diventa buono, Saori Kido (Lady Isabel) riprende Himeko Hôjô.

Kurumada riprenderà i “suoi” personaggi anche per l’opera successiva a Saint Seiya, cioè BT’X, ma questo manga e poi la serie tv avranno meno fortuna.

Da notare che in Fuma no Kojiro, Kojiro e Musashi hanno gli stessi nomi due celebri samurai giapponesi che si sono affrontati in duello: Kojirō Sasaki e Miyamoto Musashi.

Il gruppo dei cinque Bronze Saint sembrano inoltre essere ispirato ai noti Sentai, serial live giapponesi dove dei ragazzi diventano degli eroi in fantastiche tute dai colori sgargianti, spesso questi gruppi hanno dei ruoli stereotipati: l’eroe, il miglior amico, il ragazzino, la ragazza e l’asociale.

Un’altra serie anime ispirata dai sentai è: Kagaku Ninjatai Gatchaman (la battaglia dei pianeti).

Mentre la trama con la famosa corsa per salvare Saori sembra avere origini ben più lontane, forse addirittura ai tre moschettieri di Alexander Dumas, dove nell’avventura per recuperare i diamanti della regina Anna, i tre moschettieri si “sacrificano” per permettere a D’Artagnan di raggiungere Calais, quindi la Gran Bretagna e riuscire nella missione.

Nello scontro tra Seiya e Shiryu, cioè tra Pegaso e il Drago, si può notare la contrapposizione tra due animali mitologici cinesi che corrispondono a due punti cardinali: il Kilin del Ovest e il Drago dell’Est. (Si rivedrà la stessa cosa nella successiva opera di Kurumada: Bt’x).

Nei Saints, i miti occidentali e orientali sembrano fondersi, così insieme ai più classici miti greci come per esempio quello della Medusa, o di Circe, o della principessa Andromeda, questo ultimo è messo a confronto con il racconto del coniglio, che si sacrifica gettandosi nel fuoco per dar da mangiare a un viandante, poi secondo la tradizione gli dei trasferiranno il coraggioso coniglio sulla Luna; sullo spunto di questa leggenda Naoko Takeuchi creerà la storia di Sailor Moon.

Le vendite del manga vanno subito molto bene e il passaggio successivo è la produzione della serie anime. Il disegno della serie viene affidato a Shingo Araki, Araki è oramai uno Character Designer di grande esperienza dopo aver curato titoli come Goldrake (dal 54° episodio), Bia, Babil Junior e Lady Oscar e molte altre serie. Il maestro ha sicuramente incredibile capacità di adattare il suo stile al disegno dell’opera originale, riuscendo sempre a dare un suo tocco personale, per esempio i capelli dei personaggi. Sulle prima la serie non sembra brillare dal punto di vista tecnico, i primi episodi presentano degli errori e l’animazione è veramente al di sotto della media, di contro Araki ha il vantaggio di rendere le armature dei nostri eroi più “realiste” e complete di quanto lo siano nel manga. Dopo un po’ sorgono dei problemi in rapporto al fumetto, la narrazione di Kurumada è fin troppo veloce e spesso gli eventi si succedono troppo in fretta per una serie anime che mira ad essere un prodotto con una forte continuty interna, dove ogni episodio e strettamente legato al precedente e poi al successivo, e dove oltre agli scontri, si da molta importanza ai personaggi e alla loro psicologia o crescita. L’unica scelta possibile è allungare le storie già viste nel manga, per esempio gli scontri con i Silver Saint (i cavalieri d’argento) o creando ex-novo personaggi e situazioni come i steel Saint o il maestro dei ghiacci che sono presenti solo nell’anime. La serie intanto va molto bene come anche la vendita dei giocattoli, così la qualità dell’anime inizia a migliorare sempre di più, anche perché si è arrivati alla battaglia delle dodici case o santuario, qui alcuni episodi sono veramente memorabili sia come storia che come animazione. In particolar modo gli scontri tra: Shun (Andromeda) e Saga (Gemini) nella terza casa dei Gemelli (ep 44-46), dove possiamo notare dell’animazione sperimentale nel rappresentare sia il labirinto che la dimensione oscura;  Shiryu (Sirio il Dragone) e Death Mask (Cancer) nella quarta casa del Cancro (ep 48-50), qui c’è una splendida raffigurazione degli inferi dove i colori scuri e le luci prendono il sopravento e un paesaggio barbaro che può ricordare montagne e le rocce dell’inferno di Dore; Ikki (Phoenix) e Shaka (Virgo) nella casa della Vergine (ep 56-58),  che rappresenta lo scontro più bello di tutta la serie, dove vediamo una fusione di miti occidentali e orientali, la figura del Gold Saint sembra richiamare Budda nella rappresentazione dell’Aldilà con susseguirsi d’immagini terrificanti tra arte medievale e animazione sperimentale.

Sempre con la corsa attraverso le dodici case, si perdono i riferimenti al presente e alla modernità dei primissimi episodi che si svolgevano a Tokyo (Nuova Luxor) diventato completamente fantasy, basta vedere gli episodi 54-55 che si svolgono su di un’isola vulcanica, dove troviamo Elena e suo nonno, il capo del villaggio, con vestiti che riportano al mondo antico o propri di una storia fantasy.

Come già detto la serie ha un grande successo, così lo Toei batte il ferro finche è caldo e vengono fatti dei film per il cinema: La dea della discordia (Saint Seiya Gekijōban) uscito 18 luglio 1987, lo stesso giorno in cui è trasmesso l’ep 38 della serie tv, dove per la prima volta Seiya indossa l’armatura del Sagittario così il Bronze prende possesso dell’armatura d’oro sia nella serie che nel film.

Il film racconta dello scontro tra i cinque bronze Saint ed Eris dea della discordia e i suoi Shadow Saints cavalieri morti da tempo che sono tornati in vita per servire la dea. La sceneggiatura del film, come anche le armature e i Shadow Saints, sono realizzati dallo stesso Kurumada, ma come spesso accade con i film tratti da una serie anime sono fuori continuty, anche se dalle armature dei Bronze si intuisce che dovrebbe svolgersi durante il prima serie, ma alcune idee verranno riutilizzate nel corso dell’anime televisivo, questa è la prima corsa che i Bronze Saints fanno per salvare Saori in questo caso dai poteri della mela d’oro. Il film è molto ricco di riferimenti alla mitologia greca (forse più della serie TV), come nemica abbiamo Eris, dea della discordia, con la famosa mela d’oro, che secondo il mito greco fu lanciata tra le dee durante un banchetto sull’Olimpo; la mela recava la scritta: “alla più bella” a contendersi il ruolo della dea più bella c’erano Hera, Afrodite e Athena, il resto del mito e le sue conseguenze con il giudizio del principe di Troia Paride dovrebbero essere noti. Altri miti sono collegati ai “servi” di Eris: Orfeo della Lira, sembra essere lo stesso Orfeo della mitologia e naturalmente suona la Lira che viene usata come arma per incantare con la sua musica i suoi nemici. Lesia di Sagitta oscura, cavaliere della Freccia richiama l’idea di un cavaliere che scaglie frecce illusorie o reali, spunto che si rivedrà poi all’inizio del santuario con “l’ultimo” Cavaliere d’Argento: Betelgeuse e la famosa freccia d’oro che colpirà Saori e porterà alla corsa attraverso le 12 case. Seiya nel film verrà ferito da un dardo che poi si scoprirà avvelenato, lo stesso era accaduto con Pegasus nero. Reita della Croce del sud, che affronta Hyoga (Crystal), lo scontro è anche fra le loro costellazioni quella del Cigno viene anche detta croce del nord, piccola nota sull’adattamento in originale il cavaliere ombra si chiama Christ (Cristo) con il riferimento proprio alla costellazione della Croce sia nella versione Granata che ha un adattamento simile alla serie tv che nella versione Dynamic con nuovo adattamento e doppiaggio più simile all’originale il nome di questo cavaliere viene cambiato forse per evitare polemiche religiose. Kurumada riutilizzerà l’aspetto di questo Saint per creare il personaggio di Radamantis il più forte tra i guerrieri di Hades.

Serian di Orione, il più forte e leader dei Shadow Saints, al servizio di Eris, viene riconosciuto da Seiya come uno dei più grandi eroi della storia, la sua risposta è molto in linea con l’idea che i Greci antichi avevano dell’Aldila, cioè che dopo la morte si è solo ombre, spesso dimenticate dai vivi. Qualcosa di simile viene fatto dire da Omero dall’ombra di Achille a Ulisse nel XI libro dell’Odissea. Il re di Itaca si rallegra di vedere Achille onorato anche fra le ombre dell’Ade, ma il guerriero invincibile dice che preferirebbe essere l’ultimo degli schiavi, ma vivo piuttosto che il re dei morti.

Il 12 marzo 1987 esce nelle sale il secondo film: L’ardente scontro degli dei (Seinto Seiya: Kamigami no Atsuki Tatakai).

La storia porta i Saints ad Asgard, la città del Nord, che secondo la mitologia nordica è la patria degli dei norreni: Odino, Thor ecc. Come è ben noto la mitologia nordica è famosa e articolata come quella greco/romana, grazie soprattutto all’opera di Wagner.

La trama. Nelle fredde lande del Nord un guerriero che sembra essere un antico vichingo viene attaccato, il vichingo sembra avere la peggio quando Hyoga (Crystal) arriva in suo aiuto anche se privo dell’armatura ad avere la meglio sui nemici. Il vichingo ferito avverte il giovane Saint che da Asgard sta per giungere un nuovo pericolo. Hyoga decide di volerne sapere di più e parte per Asgard, ma subito dopo vediamo il Saint del cigno sconfitto e svenuto. Saori, Seiya, Shun e Shiryu partono per la città degli Dei alla ricerca del compagno di cui non hanno notizie da tempo.

Ad Asgard vengono accolti da Dolvar (Balder) sommo sacerdote di Odino, la cui statua del Dio domina sulla città. Durante il loro soggiorno la dea e i suoi saints vengono accolti anche da Freyr e da sua sorella Freya. I Saints vengono poi quasi sfidati dai God Warriors, devoti a Odino. In seguito al ritrovamento dell’Elmo dell’armatura del Cigno, i Bronze vanno alla ricerca dell’amico scomparso. Saori intanto è fatta prigioniera da Dolvar come polena di una nave vichinga. Inizia lo scontro tra i Saints di Athena e i God Warriors.

Questo film servirà come testing per le tematiche legate alla prima parte della seconda serie TV appunto Asgard. Ci troviamo di fronte allo scontro tra personaggi di mitologie diverse e molto lontane fra loro, questo rende il film molto originale e con un disegno molto diverso da quello visto nella prima serie, per lo più solare e pulito, qui gli scontri avvengono nella notte artica tra nevi perenni, boschi di conifere e laghi ghiacciati, sembra fortemente ispirato dal film: Il segreto della spada del sole 1968 (la grande avventura del principe Valiant).

Dolvar, sommo sacerdote di Odino, questo è il primo nemico dei Saints d’Athena a non essere un dio o una sua reincarnazione. Per certi versi somiglia a Arles, il Gran sacerdote del santuario, e imponente e carismatico soprattutto quando indossa la tunica. Riuscirà piegare la volontà di Hyoga, come Arles ha fatto con Ioria, il Saint del Leone nella prima serie.

Gli scontri sono fin troppo veloci, più veloci persino del primo film, anche se la durata è identica di entrambe le pellicole 46 minuti. Gli unici scontri interessanti sono quelli tra Midgard (ovvero Hyoga) e Shiryu e ultimo contro Dolvar. Il duello tra i due Bronze Saints può rispondere alla domanda tra chi è il più forte tra loro, cosa che non si è vista nella battaglia galattica.

Di questo film sono da notare le musiche con una forte ispirazione alle musiche di Wagner con tanto di coro, musiche molto belle che poi verranno riutilizzate nella serie tv per Asgard e più tardi anche in quella di Hades.

Per il momento ci fermiamo qui, la seconda parte della recensione la potrete leggere tra una settimana, sempre sulle pagine di Fumetti Anime And Gadget, quindi se non volete perdervela, continuate a seguirci.

Stay Tuned!!!

A Cura di Alan Gray

Lascia un commento