¤ Recensione Monster Family

Monster Family è un film di genere animazione del 2017, diretto da Holger Tappe. Il cast vocale originale della pellicola è composto da: Carmen Consoli, Max Gazzè, Emily Watson, Jason Isaacs, Nick Frost, Jessica Brown Findlay, Celia Imrie, Catherine Tate.


Dal best seller del tedesco David Safier (La mia famiglia e altri orrori) Monster Family racconta la storia di Emma Wishbone (la voce italiana è di Carmen Consoli), proprietaria di una piccola e impolverata libreria per ragazzi, del marito Frank e dei loro indisciplinati figli.

L’illusione di una famiglia felice si scontra con l’ingobrante presenza di quattro “mostri” infestanti: stress da lavoro, crisi di mezza età, pubertà e bullismo. Papà Frank è sfiancato dal lavoro, tiranneggiato da un datore prepotente e apparentemente disinteressato ai problemi dei figli. Fay sta attraversando gli imbarazzanti anni dell’adolescenza, tra risultati scolastici insoddisfacenti e irrazionali cotte per ragazzini sboccati. Max è un dodicenne imberbe, canzonato dai compagni per le scarse doti atletiche e la bassa statura. Mamma Emma, infine, vorrebbe ricreare il nucleo compatto dei primi tempi ma finisce per sbraitare, rimbrottare e promettere punizioni a tutti, marito compreso. Durante una festa mascherata, gli alterchi dei Wishbone prendono una piega inaspettata: genitori e figli restano vittime di un sortilegio lanciato dalla strega Baba Yaga, inviata dal Conte Dracula (Max Gazzè) in persona, e assumono per magia le sembianze dei loro costumi. Mummia, licantropo, vampira e mostro di Frankestein saranno costretti a unire le forze e ritrovare l’armonia familiare per invertire l’incantesimo.

   

Monster Family è un film d’animazione 3D dal target dichiaratamente famigliare, dove proprio l’unione degli affetti viene posta al di sopra di tutto e si rivela capace di superare ogni avversità. Questo però accade nel modo più banale possibile, con un umorismo triviale e senza alcuna invenzione che possa conquistare anche un pubblico di teenager o maggiorenni.

A questo tipo di animazione spiritosa ma non troppo e su binari rodatissimi da cui non si osa mai svicolare, il regista tedesco Holger Tappe ci aveva già abituato con i precedenti Animals United e Impy e il mistero dell’isola magica. Era da sette anni che non usciva in sala con nuovo lungometraggio e la speranza era che ne fossimo liberati, invece torna con una nuova trappola per genitori, che trascinati dai bambini al pomeriggio nel centro commerciale finiranno per subire situazioni e battute più o meno infantili, non senza parentesi scatologiche. Il padre di famiglia per esempio è affetto da incontrollata flatulenza, il figlio trasformato in uomo-lupo si lecca il naso e si gusta il muco, la strega dall’alito pestilenziale regala un ruttino ravvicinato e il pipistrello ciccione raspa con una bacchetta nelle orecchie degli amici per poi assaporarne il cerume.

L’ironia sulla mitologia di mostri è tutta postmoderna invece, così Imothep viene confuso con il nome di Johnny Depp, mentre Dracula si veste come Magneto, con tanto di casco, e ha un piano di distruzione del mondo da tipico super-villain, senza che però la cosa sia comicamente sfruttata. A confronto persino il non proprio irresistibile Hotel Transylvania 2 pare un capolavoro di finezza.

E come in tutti i film dove ci sono buoni e cattivi, il bene che trionfa sul male, anche qui c’è un eroe, o meglio un’eroina, Emma, la tenacia e la forza di una mamma, una donna che come tante si sente inadeguata nel suo ruolo di genitore, ma consapevole di quello che accade nella sua famiglia. La vampira è pronta a tutto pur di ritrovare un po’ di armonia e ricucire i pezzi di un puzzle, un tempo colorato e felice.

“Monster Family” è un film che punta sull’effetto divertente con le sue tante gag, ma che invita anche a riflessioni più serie come quella sul bullismo rappresentato da Max, il figlio genio e incompreso, vittima di manifestazioni violenti da parte dei bulli della sua scuola. E la chiave importante che ci offre questa storia è che non bisogna mai rispondere con la violenza al bullismo, imitando gli stessi aguzzini, ma continuare per la propria strada senza dare peso ai giudizi degli altri.

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