Gatta Cenerentola è un film d’animazione italiano del 2017, diretto da Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, ispirato all’omonima fiaba di Giambattista Basile e all’opera teatrale di Roberto De Simone.
Il cast vocale della pellicola è composto da: Massimiliano Gallo, Maria Pia Calzone, Alessandro Gassmann, Mariano Rigillo, Renato Carpentieri, Ciro Priello, Federica Altamura, Chiara Baffi, Francesca Romana Bergamo, Anna Trieste, Gino Fastidio, Enzo Gragnaniello, Marco Mario de Notaris.
Vittorio Basile è un ricco armatore e scienziato proprietario della Megaride, un’enorme nave tecnologicamente avanzata in grado di registrare qualsiasi cosa accada al suo interno e di riprodurla sotto forma di ologrammi; la sua idea è di trasformare il porto di Napoli in un grande polo tecnologico e la Megaride in una specie di archivio digitale che mantenga memoria di chiunque vi metta piede. L’uomo ha una figlia, la piccola Mia, ed è in procinto di sposarsi con Angelica, una donna che ha già sei figlie. Il giorno del loro matrimonio Salvatore Lo Giusto detto ‘O Re, ambizioso trafficante di droga e segretamente amante di Angelica, lo uccide; Mia, che in seguito allo shock emotivo perde l’uso della parola, viene lasciata sotto la tutela della matrigna, poiché lei è l’unica erede della Megaride e solo al compimento dei suoi 18 anni potrà firmare il documento con cui concederà il suo usufrutto a ‘O Re. Mia vive dunque con Angelica e le sue altrettanto perfide figlie, che la trattano da serva e la soprannominano Gatta Cenerentola per la sua abitudine di ficcarsi nei condotti d’aria della nave, come un gatto. La nave rimane ferma nel porto di Napoli per oltre 15 anni e Angelica la trasforma in uno squallido locale con annesso bordello.
Così come la Megaride, anche Napoli versa sempre più nel degrado, e di ciò approfitta ‘O Re che, d’accordo con la matrigna, vorrebbe acquisire l’eredità di Mia e sfruttarla per fare del polo tecnologico sognato da Basile una capitale del riciclaggio. Primo Gemito, ex uomo della scorta di Basile, tenta di acquisire le prove per incastrarlo, ma durante una retata viene ferito e rischia di essere ucciso dalle figlie di Angelica, divenute prostitute; l’uomo viene salvato dalla Gatta Cenerentola, nella quale riconosce Mia, un tempo sottoposta alla sua tutela. Grazie a lei l’uomo riesce ad acquisire immagini della stiva della Megaride, dove ‘O Re tiene i cadaveri dei suoi nemici; l’agente vorrebbe portarla via, ma la ragazza si rifiuta di lasciare la nave di suo padre.
Salvatore ‘O Re nel frattempo torna a Napoli dopo una lunga assenza, proprio il giorno prima del diciottesimo compleanno di Mia: una volta firmato l’atto di cessione, lui e Angelica saranno liberi di sposarsi, dopo aver fatto fuori la Gatta. Tuttavia ‘O Re confessa di non aver mai amato Angelica e di non volerla sposare poiché nel frattempo ella è molto invecchiata: infatti nel vedere come Mia sia diventata una bella ragazza decide immediatamente di sposare lei e non Angelica, ma a quest’ultima tace il suo piano. Salvatore fa trasferire Mia nella suite che un tempo era appartenuta a Vittorio, e le dona dei bellissimi vestiti; la ragazza viene lusingata dal nuovo trattamento ricevuto, ma poco prima della cerimonia un ologramma le fa rivivere il momento in cui ‘O Re ha ucciso suo padre. La ragazza fugge nei condotti d’aerazione, inseguita dagli uomini che il boss le aveva messo alle calcagna.
Primo, intanto, sta guidando una retata per arrestare Salvatore, ma questi ha già ricevuto delle soffiate dai suoi infiltrati nella polizia e ha provveduto a ripulire la stiva dai cadaveri; il boss chiama l’agente al telefono minacciandolo di morte se proseguirà nel suo intento di incastrarlo, ma lui è pronto a morire pur di riportare la legalità a Napoli. Nel frattempo Angelica scopre le scarpe che Salvatore ha fatto arrivare per la sposa, ma quando le prova e si accorge che sono troppo strette per lei comprende che la sposa è Mia. Dopo un drammatico confronto col suo amato, che le conferma la verità, la donna manda le sue sei figlie a uccidere la Gatta Cenerentola.
Quando le sorellastre trovano la Gatta nasce uno scontro tra loro e le guardie di Salvatore, che si risolve in un completo massacro. L’ultima guardia è uccisa proprio da Angelica, che di fronte ai corpi delle sue sei figlie si rende conto che la colpa non è mai stata di Mia, ma di lei stessa, che ha prima lasciato morire l’unico uomo che l’abbia davvero amata e poi permesso a Salvatore di usarla per i suoi scopi. Decide così di lasciare Mia in vita e di recarsi nella sala macchine per far esplodere la Megaride con chiunque vi si trovi dentro, non prima di aver chiesto alla ragazza di mettersi in salvo e di liberare un merlo indiano donatole da Basile anni prima.
Angelica riesce nel suo piano e, durante la fuga, Salvatore e Mia si incontrano; l’uomo le fa delle avances, ma la ragazza non cede e anzi inizia a picchiarlo con violenza, venendo fermata solo da Primo Gemito che corre in suo soccorso. I due lasciano il boss intontito a morire nella Megaride, e riescono a saltare via dalla nave un attimo prima che essa esploda.
Alessandro Rak, già autore del pluripremiato L’arte della felicità, riunisce le forze con Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone per dare vita ad una delle favole contenute ne Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile (notare l’omonimia fra lo scrittore campano e il padre di Gatta Cenerentola), cui era ispirato Il racconto dei racconti di Matteo Garrone.
Su quella stessa favola è basata anche l’opera teatrale di Roberto De Simone, ma la squadra di Rak compie un miracolo diverso: trasformare un testo secentesco in un film d’animazione ambientato ai giorni nostri senza perdere nulla della forza archetipale della storia, né della “napoletanità” che permea ogni aspetto dell’immaginazione visiva di Rak, ma non ne diventa mai limite provinciale. Napoli è uno dei protagonisti di Gatta Cenerentola, eppure non appare – la storia è ambientata fra l’interno della nave Megaride e i dintorni del porto ove è ancorata – se non attraverso le “maschere” protagoniste della storia, prima fra tutte quella straordinariamente espressiva (e politicamente efficace) di ‘o Re, testimone della gigantesca potenza d’attore di Massimiliano Gallo.
L’animazione è totalmente immersiva (trattandosi di una vicenda che ha l’acqua come sua presenza costante) e tridimensionale nel senso più autentico del termine: la profondità di campo è data soprattutto dalla stratificazione del disegno e da accorgimenti di classe come la presenza costante nell’aria di pulviscolo, cenere e assortito (umano) debris. Perché Gatta Cenerentola è soprattutto una storia di fantasmi, anzi, di quelle proiezioni che sono l’essenza stessa del cinema: in questo senso la squadra di Rak dovrebbe cimentarsi, al prossimo giro, con la versione animata de “L’invenzione” di Morel.
