Recensione V for Vendetta

V For VendettaNella notte tra il 4 e il 5 novembre 1605 falliva Londra la congiura delle polveri: in V FOR VENDETTA un misterioso personaggio abbigliato alla Guy Fawkes riesce a compiere quell’atto terroristico (la distruzione parlamento britannico) il 5 novembre del terribile 1997 immaginato da Alan Moore.

E’ singolare la scelta del simbolo del protagonista senza nome: la V sta per vendetta ma anche in cifre romane il numero della cella del campo di concentramento di Larkhill ove egli è stato rinchiuso. La cosa più importante è però osservare che si tratta dello stesso simbolo cui ben altra Gran Bretagna aveva attribuito il significato di vittoria contro le dittature nazifasciste. Alan Morre scrive una nuova storia, senza i supereroi di Watchmen ancora più terribile e come tutte le vicende in cui gli uomini che fanno la storia si rifugiano nella dittatura e nella negazione di diritti civili di ogni essere umano. Come dicevo è lo stesso simbolo reso celebre da Churchill, ma anche un uomo onesto seppur rassegnato al regime come Finch  è in grado di collegarlo al suo avversario, cosa che gli consetirebbe  di individuare agevolmente il nascondiglio di V: il fatto che persino un poliziotto non riesca ad interpretare un indizio così banale e un segno l’opera del governo è stata tale da cancellare nelle menti della gente anche l’idea che si possa credere in una battaglia, combatterla vincerla; è la resa di un popolo massima aspirazione è una misera sopravvivenza il cui prezzo è la rinuncia non solo la libertà ma la stessa umanità.

Solo dopo un viaggio nell’inferno ormai abbandonato dei lager in cui si compie il processo di identificazione con V, Finch sarà in grado di dirsi libero prima di scoprire il covo di V, e compiere il suo tragico dovere di poliziotto per l’ultima volta e vagare poi senza meta.

Il protagonista è un uomo senza nome e senza volto, non perchè questo gli consenta di agire indisturbato ma in quanto è necessario per poter incarnare un’idea e diviene quel simbolo di  cui il popolo ha bisogno. Non si tratta di un eroe nè di un leader che voglia proporre la sua via ed il fatto che si trovasse a Larkhill può farcelo pensare come un dissidente, ma potrebbe essere stato semplicemente vittima del razzismo e del rifiuto di ogni forma di diversità caratteristici di questa dittatura fittizia ma storicamente ricorrentinele vicende dell’umanità reale, particolarmente quando un regime vuole spezzare con il terrore ogni parvenza di opposizione.

L’obbiettivo di V è quello di portarte l’anarchia nel senso utopistico del termine, la creazione di un mondo senza capi in cui ognuno abbia il diritto alla libertà di pensiero, ed è significativo trovarre nella sua  sua libreria tanto il Capitale quanto Utopia quanto il Mein Kampf: il suo proggetto non è un nuovo governo secondo lo schema precostituito ma restituire al popolo la libertà di cui ha perso persino il ricordo, e per ricostruire la volontà di autodeterminazione è necessario anche preservare dalla distruzione sistematica tutte le opere dell’intelletto umano.

V For Vendetta (discorso in TV)

Il suo elogio dell’anarchia, amante che non promette e che non delude, espresso con straordinaria efficacia nel dialogo con la statua della Giustizia, amante traditrice cui rimprovera  “Lei ha sempre avuto un debole per gli le uniformi.” La genesi del suo ideale e dei suoi metodi è avvenuta nel campo di concentramento, un’esperienza che lo segnato e trasformato, e non poteva essere diversamente, al punto che non si fa scrupolo di far rivivere a Eve la medesima esperienza il teatrino delle ombre, certo nel suo metodo empirico che gli consentirà di fare acquistare alla ragazza la consapevolezza del valore della libertà indispensabile perchè possa affrontare il compito che l’attende.

La sua non è una reale mancanza di scrupoli, e piuttosto il segno che egli non ha risposte da offrire oltre la condivisione di un’esperienza che lo ha trasformato. Tra i due non c’è spazio per una vicenda sentimentale unicamente per la scelta di V di non preggiudicare la sua missione: provvede Moore a farci capire il suo sacrificio quando, alla fine dell’istruzione di Eve, lui non risponde  alle sue domande ma passa (casualmente!) davanti alla locandina di “addio mia amata.”

V For Vendetta (funerale vichingo)L’ultimo atto terroristico, così meticolosamente preparato, meriterebbe essere accompagnato dall’esecuzione della “morte di Sigfrido” (dal “crepuscolo degli dei dei“), trattandosi di un funerale vichingo che porta l’eroe nel Valhalla e pone fine alla dittatura mediante la distruzione della Testa, l’ultima parte di un apparato malato su cui V è intervenuto con precisione chirurgica, facendo illudere la polizia che la sua fosse una semplice vendetta personale. E’ stata molto più l’egoistica applicazione della legge del taglione, si è trattato del dono della libertà fatto all’intera nazione dandole un simbolo, un’Idea incarnata per distruggere un’ideologia perversa; il mondo che ne viene fuori non ha certezze nè voci rassicuranti, ma solo una porta aperta su infinite possibilità e la facoltà di scegliere per il meglio.

Ancora una volta Alan Moore ci ha dato un capolavoro, un romanzo che onora il medium fumettistico e rende il lettore orgoglioso di saperlo apprezzare come ogni opera d’arte merita.

Non si può trascurare il prezioso contributo di David Lloyd che non si è limitato a rendere graficamente i personaggi, ma ha,  soprattutto, dato loro vita in un atmosfera livida, cupa, reale, comunque pienamente aderente al testo di Moore, senza indulgere nella descrizione della violenza: è la cronaca fedele del doloroso vioggio dei personaggi sverso la catarsi ho verso la distruzione; così come i protagonisti, credo che anche i lettori siano profondamente coinvolti, sia pure su un piano ben diverso, da quest’opera che non può lasciarci indifferenti.

Quanto detto fin’ora non deve ovviamente essere considerato esaustivo di un opera memorabile come questa. Già altri hanno voluto indicare una critica al governo conservatore della Thatcher, qui portato alle estreme conseguenze come in molta narrativa inglese. Nella dittatura c’è però il monito al popolo britannico che non deve ritenersi esente dai difetti di altri popoli che non hanno imparato nulla dalla storia; al tempo stesso già nel primo capitolo vediamo come i postumi del conflitto atomico abbiano reso quanto mai concreto il naturale isolazionismo Inglese, che non è più altera scelta.

Come vedete i temi proposti da V For Vendetta, come in tutti le grandi opere di Moore, sono ben più numerosi è profondi della semplice trama e di quanto potrebbe suggerire l’uso dei cosidetti cascami letterari, per darci un prodotto finale, che impone la metidazione costituendo vero “cibo per la mente.”

S. B.

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