Recensione Gigantomachia

Kentaro Miura è uno degli autori di manga più famosi soprattutto grazie al grande successo della sua opera più importante Berserk. Berserk è un dark fantasy creato da Miura nel 1989 e che divenne un successo mondiale, a oggi questo manga vanta solo da noi ben tre ristampe e viene letto anche d’appassionati non lettori di fumetto giapponese. Miura partito da un fumetto con protagonista un guerriero oscuro armato di una spada enorme e con una protesi al braccio che diviene un canone, è riuscito a creare un mondo fantasy/medievale ispirato dalla storia europea dei secoli bui. Nonostante la storia di Gatsu sia ancora ben lunghi dall’essere finita, Miura ha scritto nel 2014 un nuovo manga autoconclusivo dal titolo Gigantomachia.

 

Già dal titolo si capisce che Miura si è fatto influenzare dalla tradizione della mitologia occidentale, infatti, la gigantomachia è la guerra che nella mitologia greca ha visto contrapporsi gli dei dell’Olimpo guidati da Zeus e i giganti figli di Gea, la madre terra.

Questa volta Miura ci racconta di un lontanissimo futuro dove l’ecosistema della terra è completamente cambiato forse a opera di mostri enormi, i giganti.

Il mangaka c’introduce direttamente in questo mondo attraverso i due protagonisti, Prome una strana ragazzina e Delos un enorme lottare, non ci da molte informazioni su di loro, ne’ sulla loro missione che resta misteriosa, ne su questo mondo del futuro. I nostri eroi si muovono in uno strano deserto dove incontrano il popolo degli uomini coleottero, esseri umani in simbiosi con gli insetti, questi sono in guerra contro un impero non ben identificato che usa i giganti come armi. Questi giganti eredi di Gea sono praticamente degli dei per le varie razze umane. Delos e Prome vogliono eliminare tutti i giganti imperiali che vengono usati come armi per prendere gli altri giganti.

La coppia di protagonisti fanno tornare alla mente Gatsu e Pak, spesso la dinamica è la stessa soprattutto nelle scene più comiche che servono come accade in Berserk a smorzare i toni più drammatici della storia. Proprio come in Berserk, Prome guarisce Delos, ma in modo più umiliante per il povero lottatore. Il manga resta molto vago sulla natura di Prome, mentre su Delos abbiamo qualche dettaglio in più sulla sua storia e sui suoi ideali di vita, ma soprattutto sulla lotta.

Ed è proprio attraverso la lotta che questo strano e, se vogliamo, impacciato eroe riesce a guadagnare la fiducia dei suoi nemici.

Sicuramente Gigantomachia trae ispirazione da alcune storie di Tezuka tra i primi autori a scrivere di storie di insetti antropomorfici, ma anche da alcuni film di Miyazaki, in particolar modo Nausicaa.

Nonostante sia presentato come un volume auto conclusivo c’è abbastanza materiale per una storia più lunga, dopo tutto nei primi capitoli di Berserk ci troviamo di fronte a un Gatsu già adulto e maledetto di cui non conosciamo la sua storia ne’ il suo mondo oscuro, solo nei capitoli dell’età dell’oro scopriamo il suo passato; lo stesso potrebbe accadere con il mondo di gigantomachia.

Miura sembra divertirsi molto a creare nuove creature sempre più grottesche legate spesso al folclore e alla mitologia per lo più occidentale, spesso rendendole ancora più terrificanti.

Il disegno è quello tipico dell’autore, dove c’è un alternanza di disegno pulito a suo tipico tratteggio che fa somigliare molte sue tavole a certe antiche litografie dell’800, dopo tutto alcune tavole di Berserk rimandando direttamente ai paesaggi barbari di Gustave Dorè.

Edito qui da noi per la Panini nella collana Planet Manga che lo ha fatto uscire in due edizioni: uno normale formato manga e un altro Artist edition molto più grande, questo consigliabile per chi vuole apprezzare a pieno gli splendidi disegni di Miura. Un volume per tutti i fans di Berserk e per chiunque ami il buon fumetto.

A cura di Alan Gray

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