Fellini e Manara in concorso al London International Documentary Festival

Giuseppe Mastorna detto Fernet è un famoso clown, il cui numero consiste nel suonare il violino o il violoncello. Egli ha girato il mondo, e si trova in un’imprecisata capitale nordeuropea coperta di neve quando sale su un aereo, pronto a ripartire per l’ennesima tappa del suo tour. Senonché, a causa della persistente tempesta di neve, l’aereo è costretto a un atterraggio di emergenza nella piazza di una grande città, davanti a un’imponente cattedrale gotica. Da qui, con uno slittino, Mastorna viene portato in un grande albergo in una foresta, dove viene accolto a lume di candela e dove ha luogo lo spettacolo di una conturbante danzatrice del ventre che, al culmine dello spettacolo, è colta dalle doglie e partorisce in mezzo alla sala, tra la gioia degli astanti. A questo punto, Mastorna si ritira nella sua stanza, ma prima di dormire accende la televisione: l’annunciatrice del telegiornale annuncia un disastro aereo sulle montagne che non ha lasciato superstiti, però parla in tedesco, e Mastorna non capisce.

Questa è la trama del fumetto “Il Viaggio di Giuseppe Mastorna detto Fernet”, trasposizione del più famoso tra i film mai girati di Federico Fellini (morto l’anno dopo la realizzazione del fumetto) che vide la luce nell’agosto del 1992 ad opera di Milo Manara. Pochi giorni fa è stato presentato in prima mondiale, in concorso ufficiale, al London International Documentary Festival (è il più importante festival britannico dedicato al mondo del documentario indipendente), Deragliamenti di Chelsea McMullan, film candidato anche al Genius Awards e prodotto dalla trevigiana Fabrica. In esso Milo Manara racconta la grande amicizia e collaborazione artistica con Fellini, per trasformare la sceneggiatura de Il Viaggio di Mastorna detto Fernet in fumetto.

Quella di Mastorna, racconta Manara, era un’ idea che da sempre assillava Fellini: raccontare un viaggio metafisico che riguardava l’aldilà. La storia nasce nel 1965, quando lo stesso Fellini ne scrive il primo copione cinematografico. Più di una volta, a questo proposito, furono costruite le scene sul set. Al progetto avrebbe dovuto partecipare anche Mina, come protagonista femminile, nonché una star internazionale come protagonista maschile tra i candidati c’erano Steve McQueen, Paul Newman, Laurence Olivier e i nostri Marcello Mastroianni (da sempre suo attore-feticcio) e Ugo Tognazzi, ma infine il film venne bloccato: solo quando il regista lo riprese, si convinse che Paolo Villaggio era il più adatto al ruolo, tanto da realizzare con lui una sessione fotografica. Fellini realizzò anche lo storyboard di tutta la prima parte, che sarà poi alla base del fumetto omonimo pubblicato nel 1992.

Nonostante l’annuncio che Fellini diede addirittura in televisione, Mastorna non divenne mai una pellicola. Una leggenda racconta che un mago avesse sconsigliato di girare il Mastorna perché Fellini sarebbe morto se avesse portato sullo schermo quella storia. Il regista avrebbe voluto narrare la storia di un uomo che vive dopo la sua morte e che se ne rende conto da alcune situazioni: un aereo che atterra davanti alla cattedrale di Colonia, una ballerina che partorisce mentre balla al lume di una candela, deragliamenti, che staccano la vita dalla realtà. Dice Manara: «Fra cinema e fumetto c’è un preciso rapporto: ogni vignetta come ogni immagine non vive se non sequenziale. Io ero il riassunto di tutta la sua equipe, ero lo scenografo, il costumista, il cameraman, il direttore delle luci». «Io dovrei essere l’eroe di questa storia e mi chiedo qual è la faccia di un eroe», dice Mastorna, ma è la domanda che ognuno dei viventi si pone. «La memoria ingrandisce delle cose e ne rimpicciolisce altre», continua Manara. Che rivela un particolare: «Per un refuso tipografico, sull’ultima striscia c’è scritto: “Fine”. Ma per Fellini era una parola vietata, una cesura tra il mondo del cinema e la realtà».

A cura della redazione di Cinema e Dintorni