¤ Speciale Gadget & Mistery Manga 23 marzo 2015

Direttamente dal sito dell’editore Panini Comics arriva l’appuntamento con la posta dei lettori, relativo alla collana Planet Manga. Il consueto appuntamento mensile dedicato con lo Speciale Gadget & Mistery che qui vi riportiamo di seguito.


Buona primavera a tutti!
Non vi sentite diversi? Un po’ spaesati, con la testa tra le nuvole… Io ho ancora meno voglia di fare del solito, infatti dovevo avere già finito questo articolo due ore fa e invece mi sono messo agiocare con i Lego:

petali di ciliegioBattiti d’azione tra i petali di ciliegio, supercrossover tra Chima, Ninjago e Friends!

Oggi parliamo di portafortuna giapponesi!

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Ma prima facciamo quello che a scuola si dice di non fare mai (e infatti io mi chiamo Mister Onigiro e non Dottor Onigiro), cioè partiamo dall’inizio dei tempi e parliamo di una cosa che si chiama “iitokodori”. Letteralmente significa “prendere gli aspetti positivi”, un po’ come quando alle macchinette gashapon mi esce l’unica sorpresa che non volevo ma la tengo perché sono un onigiri di ampie verdure. L’Iitokodori è un modo di fare caratteristico della cultura giapponese, che è aperta verso le “novità” nel senso che accoglie gli elementi delle culture straniere adattandoli al proprio uso e consumo. Le ragioni di quest’apertura risalgono a un’epoca lontana. Una volta in Giappone vi era solo lo shintoismo (non spaventatevi, la parentesi dura poco), una religione panteista che venerava ogni elemento del mondo naturale (fiumi, mari, monti, foreste) considerandolo alla stregua di divinità. Poi, nel sesto secolo, hoplà! Arrivò in Giappone il buddismo e si diffuse rapidamente nel paese. Il problema era che l’imperatore giapponese sosteneva di discendere da divinità shintoiste. La comparsa di una religione con un pantheon completamente diverso rischiava di minare le fondamenta del suo potere. Quindi, con la stessa liberalità con cui a casa mia sono ammesse sia action figure classiche che nendoroid, nel settimo secolo il principe Shotoku riuscì a far convivere buddismo, shintoismo e confucianesimo (c’era anche questo nell’aria) considerandoli parte di un tutto: “Lo shinto è il tronco, il buddismo i rami e il confucianesimo le foglie”.

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Ecco come mai i giapponesi tendono ancora oggi a sposarsi con rito shintoinsta e celebrare i funerali con uno buddista, inoltre hanno un atteggiamento poco rigido nei confronti della religione! Ma passiamo ai portafortuna. Ah, vi eravate già dimenticati che era questo l’argomento? Anch’io mi ero illuso di aver finito l’articolo.

sognoEffimera illusione, dolce come un sogno d’inverno.

In Giappone esistono tantissimi portafortuna. I più classici, quelli che vedete spesso nei manga per intenderci, sono gli omamori, dal verbo mamoru “proteggere”. Sono sacchettini di stoffa con dentro fogli di carta o pezzi di legno con su scritta una preghiera, dedicati a un dio shintoista o buddhista. Ci sono per amicizia, amore, matrimonio, guida sicura, insomma ce ne sono per tutti i tipi (ma quello che ti fa pescare i gashapon che vuoi non l’ho ancora trovato!). Tra l’altro durano un anno, poi li devi riportare al tempio dove li hai presi.

tempioEccone alcuni tratti dalla mia collezione. Col cavolo che li riporto al tempio.

La Nissan li fa personalizzati, sapete? Dai la foto della tua famiglia e ti preparano il portafortuna ad hoc da tenere in macchina, per una guida sicura! Secondo questo articolo: http://sirabee.com/2014/11/07/7118/, su 138 persone intervistate, il 45% ha sostenuto che si sentirebbe più al sicuro avendo una foto dei propri familiari come portafortuna. Inoltre puoi registrare la voce di un tuo parente che ti dice frasi come “Guida con prudenza”! Io personalmente preferirei quella della doppiatrice giapponese di Vampire Princess Miyu nel secondo OAV, ma tant’è.
A proposito, tra un po’ è il mio compleanno e sto cercando di convincere un amico ad andare a Tokyo al tempio moe a prendermi un omamori. Non sapete cos’è il tempio moe?! Si chiamaRyohoji e si trova ad Hachioji, una città che fa parte dell’agglomerato metropolitano di Tokyo. A ogni divinità è associata una raffigurazione in stile moe. Cliccate sulla mia gloriosa immagine e guardate (io non lo guardo più se no mi brucia il fatto di non averli ancora):

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Poi… io non ho gatti se no mi mangiano, ma trovo splendidamente creepy l’omamori in cui inserisci i baffi dei tuoi gatti!

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Proteggono dai pericoli e aiutano in amore! Oh, be’, non allarmatevi: secondo molti commenti di utenti internet vengono presi i baffi dei gatti che cadono per casa.
Questo articolo sta diventando sempre più lungo, ma quando parlo di gadget galoppo ad alga sciolta. Un tempo, le persone donavano dei cavalli ai templi per ottenere il benvolere delle divinità. (Sembra che io stia saltando di palo in frasca ma c’entra con il discorso, giuro.) Col tempo però, dato che pochi potevano possedere e donare cavalli, a questi si sono sostituiti i “disegni dei cavalli” (in giapponese ema, letteralmente “disegno + cavallo”): tavolette di legno che si appendono nei templi scrivendoci sopra i propri desideri! Io ho provato a chiedere la riproduzione di Shaka Cavaliere della Vergine in proporzioni 1:1, ma non mi è ancora arrivata. Dovevo offrire un cavallo più grande?
Capita anche di trovare, in certi templi, ema con disegnati con sopra i personaggi di manga/anime/videogiochi, se una serie parla proprio di loro. E ci sono anche ema con personaggi storici, perché piacciono alle rekijo, le otaku del gentil sesso appassionate di storia (sono molto numerose le fan del giappone medioevale!). Poi ci sono i classicissimi omikuji, fogliettini con su scritti degli oracoli. Nei templi, dai una monetina (5 yen di solito) e ne peschi uno dal contenitore. Se la predizione è positiva la tieni, altrimenti annodi il foglietto a un ramo o a un filo di metallo per fare in modo che la cattiva sorte resti bloccata lì! Anch’io in casa mi sono fatto l’albero di limone della cattiva sorte, ci sono legate le stampe di tutte le aste di ebay che ho perso.
Ci sono poi i daruma, bambole dalla forma sferica, solitamente rosse. Se le fai rotolare, tornano sempre in piedi a testa in su, grazie a un peso che hanno alla base. Hanno gli occhi bianchi perché chi le acquista deve disegnare una delle due pupille, esprimendo un desiderio. Dopo il daruma va posizionato in una parte ben visibile della casa, in modo che la persona continui a ricordarsi del proprio obiettivo. Una volta che si è realizzato quest’ultimo, la persona disegna anche l’altra pupilla. Alla fine dell’anno, i Daruma vengono bruciati dentro ai templi.

daruma2Ecco i miei daruma. Anche questi, col cavolo che li brucio.

Sapete che esiste anche la versione femminile? Hime daruma (“principessa daruma”) e onna daruma (“signora daruma”), che portano fortuna! Poi naturalmente c’è il maneki-neko: anche se oggi è venduto in decine di versioni per propiziare la buona sorte in qualsiasi ambito, il suo intento originario è attrarre soldi, quindi lo trovi spesso nei ristoranti e nei locali di pachinko.
Infine, non sono un grande fan dei beni deperibili (preferisco i gadget che durano!), ma mi piacciono i kagami mochi (lett. “mochi specchio”).
Sono due mochi di dimensioni diverse posti uno sopra l’altro, spesso appoggiati su scatoline decorate con ventagli e nastri e sormontati da un’arancia. Uno rappresenta l’anno passato e l’altro quello futuro. Sono come yin e yang, la luna e il sole, Holly e Benji ecc. Vanno messi in giro per la casa durante la notte dell’ultimo dell’anno e si dice che portino fortuna per l’anno a venire.
Vengo mangiati nella seconda domenica di gennaio.

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Ma quanto ho scritto? Mi ci vorrà un mese per riprendermi! L’argomento del prossimo articolo sarà a sorpresa, ma ricordatevi che potete scrivermi a: [email protected]
Signore e gentlemen, vi saluto!

Il vostro,
Mr. Onigiro

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