Recensione I Cavalieri dello Zodiaco (Seconda Parte)

Prosegue oggi la seconda parte della nostra recensione dedicata ai cavalieri dello zodiaco. Nella prima parte (che trovate qui) vi avevamo parlato sia del manga che della prima serie tv. Oggi proseguiremo la nostra recensione partendo proprio da dove ci eravamo fermati.

Finita la corsa nelle dodici case, una settimana dopo comincia la seconda serie di Saints Seiya, anche se già nell’ultimo episodio del santuario (ep 73), Saori raggiunta la sommità del grande tempio mentre i Bronze Saint si riposano dopo l’ardua impresa vede brillare in cielo la luce malvagia di Polaris.

Una nuova sigla, Soldier Dream, sostituisce Pegasus Fantasy, e già dalle primissime scene della sigla si capisce il tono che avrà questa nuova serie, infatti si vede in lontananza la statua d’Athena circondata da antiche colonne e cinque ombre che corrono lontano dal monumento della Dea cioè dal grande Tempio, i cinque bronze sono pronti per nuove avventure lontano dalla terra di Grecia e anche dal mito greco.

Altra differenza con Pegasus Fantasy e che in questa nuova serie diventano protagonisti anche gli altri quattro Bronze Saints, mentre sia nelle immagini che nelle parole della prima sigla il ruolo di protagonista assoluto sembrava essere solo di Seiya.

L’esperimento fatto con il secondo film ha dato i risultati sperati così, invece di continuare la storia con lo scontro tra Athena e Poseidone come nel manga, si preferisce prendere una strada nuova e mettere a confronto il mito greco con quello nordico d’Odino e Thor. Asgard come viene chiamata questa prima parte della seconda serie dura dall’episodio 74 al 99.

Hilda celebrante di Odino e sovrana di Asgard, viene resa schiava dal mitico anello del Nibelungo, tratto fra l’altro dall’opera di Wagner e l’Edda in prosa. La regina della città dei ghiacci eterni decide di voler conquistare le terre del sud e per questo dona a sette guerrieri di Asgard le armature del nord che in epoca antica erano state usate sia per conquistare nuove terre, che per difendere la mitica città. L’unico ostacolo alla conquista è rappresentato dalla dea Athena e dai suoi Saints. Per uccidere Saori viene mandato Syd (Mizar) prima al grande Tempio dove si scontra con il Saint del Toro, e il Gold Saint ha la peggio, poi a Tokyo dove trova Saori alla Villa Kido. Il God Warrior di Odino ha poi facile gioco contro i cinque Bronze minori e solo grazie all’intervento di Shun e Seiya con indosso le nuove armature che Syd non riesce nella missione, in seguito il guerriero di Asgard affronta gli altri Bronze Saint tutti con le nuove armature, e decide di tornare nella sua città, lo scontro è solo rimandato.

Visto che dall’estremo nord soffiano venti di guerra, Saori e i Bronze Saint decidono d’indagare, Hyoga andrà ad Asgard per saperne di più, visto che è il Saint più avvezzò ai climi del Nord, (lo stesso accade nel secondo film), Shiryu va dal suo Maestro.

Anche in questa nuova avventura si ripete il Plot tipico di questa serie, questa volta Saori deve pregare Odino perché i ghiacci di Asgard e dei Poli non si sciolgano, mentre i Bronze Saint dovranno ottenere i sette zaffiri incastonati nelle sette armature del Nord per ottenere Balbung, la spada di Odino, l’unica arma in grado di spezzare l’incantesimo dell’anello e liberare Hilda.

La saga di Asgard anche se riprende alcuni punti del Santuario ne è anche molto diversa (molti appassionati più integralisti la odiano, mentre per altri come me la considerano la parte più bella di Saint Seiya). Come nel Santuario alcuni scontri seguono un certo copione, per esempio Seiya è il primo a scontrarsi e affronta un nemico molto più grande e forte di lui, com’era già successo tra lui Kashiosu o Aldebaran del Toro, ad Asgard si scontra con Thor, mentre Shun si scontra con Mime che è un personaggio ambiguo come Aphrodite dei pesci. Ci sono delle differenze con il santuario, i God Warriors a differenza dei Gold Saint delle 12 case sono tutti “ingannati” (tranne Alberich Megres) credono di combattere per Hilda e Odino invece sono solo usati, mentre alcuni tra i Gold Saint combattono consapevolmente sapendo che Arles è il cattivo.

I God Warriors sono in un certo senso uno specchio degli stessi Bronze Saints, i due gruppi di guerrieri si somigliano molto per esempio l’amicizia che lega Siegfreid (Orion) e Hagen (Artax) ricorda molto l’amicizia tra Shiryu e Seiya, e proprio il personaggio di Siegfreid ricorda un po’ Seiya, nel legame tra lui e Hilda e Shiryu nel modo di combattere.

Gli scontri hanno un aspetto ideologico tra i guerrieri d’Athena e i quelli di Odino, ma anche alla storia e ai Flashblack di quest’ultimi.

Come al santuario s’inizia con dei riferimenti ai “nostri” tempi e poi la storia diviene completamente Fantasy, anche di più della prima serie. La qualità dei disegni è cresciuta molto, e soprattutto negli sfondi. Le battaglie non si limitano più a scontri dentro templi grechi per lo più tutti uguale, Asgard offre molte possibilità, dai ghiacciai e sentieri innevati, a cascate gelate, a grotte di Lava, rovine di grandi palazzi, foreste di conifere misteriose e oscure, ma e proprio nella città dei ghiacci dove si raggiunge qualcosa di splendido con statue d’animali mitologici coperte di ghiaccio e neve, i corridoi del palazzo con archi e colone, ma degne dei film del cinema espressionista tedesco o dei primi horror della Universal. La statua d’Odino enorme, maestosa, carismatica (anche se è molto simile a quella che si vede nel secondo film).

Discorso a parte poi va fatto per la colonna sonora splendida, anche se buona parte dei pezzi sono presi dal secondo lungometraggio, la cosa che resta più impressa sono sicuramente i cori che rendono bellissime le musiche che hanno una forte componente epica.

Per la descrizione dei God Warrior, come già detto, sembra che i guerrieri d’Asgard si raccontano più dei protagonisti veri e propri della serie.

Mentre era ancora in corso la trasmissione televisiva della saga di Asgard nei cinema arrivò il terzo terzo film, questa volta i Saints devo affrontare Apollo, il Dio del Sole e fratello stesso di Athena, contro di loro oltre ai Saints di Apollo i Corona no Saints, ci sono i cinque Gold Saint morti durante la corsa nelle dodici case. In questo lungometraggio possiamo notare alcune idee prese dalla saga di Hades, come il ritorno in vita dei Golden Saints, anche se sembra assurdo che Apollo possa far resuscitare i morti. Questo film presenta delle differenze con la serie TV, l’inizio è molto lento, i disegni sono molto luminosi come anche la colorazione. A differenza dei due film precedenti è l’unico che potrebbe essere in continuty rispetto alla serie TV, ed è quello con la durata più lunga ben 75 minuti. Il finale poi anticipa molto il finale della serie di Poseidone.

Finita la saga di Asgard, inizia quella di Poseidone (ep 100-114) questa parte della serie è di nuovo presa dal manga, ma si può notare che è la più breve, sembra che ci sia molta fretta di finirla anche solo per dare una conclusione alla storia. Gli scontri tra Saints di Athena e quelli di Poseidone sono molto veloci e a differenza delle serie precedenti dove duravano due o tre episodi qui vediamo nello stesso episodio svolgersi più battaglie. Sui motivi che spingono la Toei a chiudere così in fretta la serie restano un po’ misteriosi anche se potrebbe essere che in Giappone vi sia stata una perdita d’intessere e un forte calo degli ascolti.

Dal punto di vista dell’ispirazione non abbiamo più una sola mitologia, anche se quella greca è ancora predominante, vediamo che le armature dei generali sono ispirate anche alla mitologia nordica o indiana. Sia i disegni che l’animazioni, così come in parte le musiche, hanno un forte calo di qualità, come anche i personaggi a parte Sea Dragon no Kanon (Dragone del mare o Kanon di Gemini) che poi si rivela essere il fratello di Saga il Gold Saint dei Gemelli e Isaac di Kraken (Abadir) gli altri guerrieri del dio dei mari non sono molto carismatici. Sea Dragon no Kanon è interessante perché è l’artefice di tutte le guerre combattute fin’ora dai Saints.

A pochi episodi dalla fine dell’anime esce nei cinema ultimo film dei Saints: Battaglia Finale, lo scontro questa volta non è contro un dio appartenente a una mitologia antica, ma contro Lucifero l’angelo caduto e i suoi demoni: Astaroth, Belzebù, Eligor e Moloch. Questi per prima cosa uccide i Gold Saints rimasti in vita e per poi presentarsi al cospetto di Saori. Lucifero vuole impadronirsi anche del cosmo d’Athena per poi muove una nuova guerra contro Dio, visto che già possiede i cosmi di Poseidone, di Apollo e di Eris. Dopo aver facilmente battuto Seiya, Shun e Hyoga e aver edificato un tempio che richiama sia l’architettura greca, ma anche aspetti infernali vuole che Saori si presenti a lui in sacrifico per salvare il mondo.

I Bronze Saints anche se ancora feriti andranno a salvarla. Come già visto nell’ultima parte della serie TV, oramai si sente una certa stanchezza, le trame, gli scontri e i nemici sono del tutto privi di spessore. Anche questo film come il precedente riprende alcuni temi visti nella saga di Hades, dopo tutto Kurumada stesso s’ispirò all’inferno di Dante per l’ultima parte del suo fumetto.

I nomi dei demoni sono presi dalla demologia medievale, Lucifero sembra ancora l’arcangelo che era in cielo, l’idea probabilmente viene dal Devilman di Nagai.

Qui si conclude la seconda parte della nostra recensione dedicata ai cavalieri dello zodiaco, vi diamo appuntamento alla prossima settimana per la terza parte della nostra recensione quindi, se volete rimanere aggiornati, continuate a seguirci.

Stay Tuned!!!

A Cura di Alan Gray

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