Recensione Dolce Remì (prima parte)

Di sicuro la storia di Remì, (Rittai Anime Ienaki Ko nell’edizione originale) serie tv datata 1978, è una tra le storie più malinconiche e tristi di tutti gli anime.

Questo piccolo capolavoro è stato tratto dal famoso romanzo di Hector Malot “Senza Famiglia” del quale, nel 1970, ne era già stato fatto un lungometraggio animato sempre in Giappone. L’anime, prodotto da Hidekazu Takei e da Takayuki Yamasaki, vanta la regia del famoso e talentuoso Osamu Dezaki (all’epoca già diventato famoso per aver diretto altri anime di successo come Astroboy, Kimba il leone bianco, Rocky Joe, Le avventure di Lupin III, le due serie tv di Jenny la tennista e l’altrettanto bella serie tv dell’isola del tesoro diretta poco prima di Remì) e narra le gesta del piccolo orfanello Remì, nato nel villaggio francese di Chavanon.

La nostra storia inizia quando il padre di Remì, il piccolo protagonista della serie, impiegato a Parigi come muratore fa ritorno a casa dopo aver perso il lavoro in seguito ad un incidente che lo ha reso permanentemente invalido ad una gamba, facendo precipitare così la propria famiglia nella miseria più nera. I Barberin si trovano così costretti a vendere la mucca Rossella, unico sostentamento della famiglia, per coprire i conti ospedalieri dell’uomo che, una volta tornato a casa, si è rivelato profondamente cambiato. Psicologicamente provato e segnato dalla propria situazione. Gerolamo Barberin (Jerome nella versione originale), questo il nome del padre di Remì, riversa tutta la sua rabbia sul piccolo bimbo, rivelandogli crudelmente che non è il loro vero figlio, infatti, otto anni prima lo aveva raccolto in un vicolo parigino e dopo aver invano cercato i suoi genitori, spinto dalla molla di un possibile compenso economico, aveva deciso di allevarlo sperando che un giorno essi venissero a ricercarlo, infatti, dalle ricche vesti indossate dal bimbo, si intuiva chiaramente che la famiglia dovesse essere molto ricca e di alto lignaggio. Ciò però non era avvenuto e ora Remì rappresentava per lui solo una bocca in più da sfamare, Gerolamo decide quindi, spinto dal crescente bisogno di soldi, di “affittare” (per non dire vendere) il bambino al signor Vitali un attore girovago che lo avrebbe da allora condotto con sè per le strade francesi. Il povero Remì si vede costretto quindi a partire con Vitali senza poter nemmeno salutare l’amata mamma Barberin e si trova a dover affrontare un tipo di vita completamente diverso da quello a cui era abituato. Insieme ai tre cani Capi, Zerbino e Dolce e alla simpatica scimmietta Jolicoeur, Remì inizia ad esibirsi nelle piazze dei villaggi incontrati lungo il cammino, sperando di racimolare i soldi sufficienti a garantire loro un letto caldo, un degno pasto ed un tenore di vita decoroso.

Inizialmente Remì fatica non poco ad adattarsi e ad imparare “l’arte di esibirsi”, sentendo fortemente la nostalgia di casa e la mancanza della donna che fino a poco tempo fa considerava sua madre, ma pian piano che i giorni passano, capisce che Vitali è per lui più un padre che un padrone, un uomo dolce e gentile capace di un grande affetto e allo stesso tempo di grande severità, un maestro di vita, di lettura, e di musica, un uomo fiero e nobile per il quale l’affetto del ragazzo cresce giorno dopo giorno ed altrettanto avviene da parte di Vitali.

Ma il destino riserva al povero Remì una prova molto lunga e difficile, preso in antipatia da un meschino agente di polizia, Vitali viene arrestato per essere intervenuto in difesa di Remì, ingiustamente schiaffeggiato dall’uomo, e condannato a due mesi di prigione e a una multa di 100 franchi! Per Remì si preannuncia quindi un duro momento da superare, la combriccola senza Vitali non riesce infatti a racimolare il denaro sufficiente per sfamare tutti. La fortuna però arride al ragazzo che incontra lungo il proprio cammino una nobildonna inglese che sta navigando lungo il corso dei fiumi francesi a bordo del battello “Il cigno”. Il figlio della signora Milligan (questo il suo cognome della nobildonna), Arthur, è infatti costretto da una grave malattia a stare su di una sedia a rotelle ed il Cigno si sposta in continuazione in cerca del clima a lui più favorevole, ben lontano dalla pericolosa umidità di Londra. La signora Milligan si dimostra subito estremamente gentile e affettuosa nei confronti di Remì ed i suoi piccoli amici e, conosciuta la triste storia accaduta a Vitali, decide di ospitarlo sul battello in attesa della scarcerazione dell’uomo. Sia Arthur che la madre si affezionano moltissimo a Remì, al punto che la donna decide di adottare il bambino, ma quando chiede il permesso a Vitali, ormai libero, l’uomo glielo nega preferendo portare via con sè il ragazzo: è infatti convinto che le esperienze che vivrà con lui “sulla strada” contribuiranno a formare e fortificare il suo carattere e renderlo così un uomo degno.

Con l’inverno ormai alle porte, Vitali decide di recarsi il più in fretta possibile a Parigi per trascorrervi la stagione fredda, ma il destino ancora una volta aveva in serbo dure e dolorosissime prove per la compagnia di girovaghi che, a causa di un’improvvisa malattia di Jolicoeur, è costretta ad inoltrarsi in un pericoloso sentiero di montagna per cercare di raggiungere il più velocemente possibile il paese vicino e quindi il relativo veterinario, ma una tanto inattesa quanto improvvisa bufera di neve li costringe ad una sosta forzata in una baita di montagna. Qui però, anche a causa della disattenzione di Remì addormentatosi durante il proprio turno di guardia, accade l’irreparabile: Zerbino e Dolce vengono assaliti dai lupi e sbranati! La situazione già difficile è destinata a peggiore ulteriormente, infatti, un altro duro colpo attende Remì e gli altri. Purtroppo a nulla servono le cure prestate dal veterinario al povero Jolicoeur che muore pochi giorni dopo.

Adesso, con il gruppo più che dimezzato, diventa difficile per Vitali organizzare degli spettacoli capaci di attirare un pubblico sufficiente e l’uomo decide quindi di recarsi immediatamente nella capitale dove lui e Remì dovranno separarsi per un po’. Arrivati a Parigi, i due si recano subito da un certo Garofoli al cui servizio il bambino avrebbe dovuto passare l’inverno, ma non trovando l’uomo in casa, Vitali decide di allontanarsi per sbrigare alcune commissioni. Nell’attesa Remì fa amicizia con Mattia, nipote di Garofoli e apprende che l’uomo maltratta i ragazzi al suo servizio, Mattia compreso al quale ha addirittura provocato un pericoloso trauma cranico. Quando infatti Garofoli rientra e scopre che alcuni dei suoi ragazzi non hanno guadagnato denaro sufficiente, non esita a frustarli davanti agli occhi spaventati di Remì e a quelli inorriditi di Vitali, che era appena ritornato dai suoi giri. L’uomo, vista la situazione, decide di non lasciare un secondo di più Remì in quella casa e se lo porta via, mentre Garofoli gli pronuncia dietro frasi sibilline circa il misterioso passato di Vitali.

Purtroppo Remì non sa che il suo padrone, provato dagli stenti e dal duro e rigido stile di vita, è ormai molto malato e l’ennesima notte costretti all’addiaccio è fatale all’uomo che muore cercando di proteggere “il suo figliolo” dal rigido clima invernale. Remì si risveglia in un letto caldo: trovato quasi congelato, era stato soccorso dal signor Pietro Acquin che l’aveva salvato da morte certa, mentre nulla era stato possibile fare per il povero Vitali. Il ragazzo ha finalmente occasione di conoscere la verità sull’uomo: il suo vero nome era Carlo Balzani, famoso e apprezzato tenore italiano, che quando perse la voce non accettò di finire la propria esistenza esibendosi in teatri di second’ordine, cambiò il proprio nome in Vitali e, dopo aver sperimentato vari mestieri, diventò l’attore girovago che Remì aveva conosciuto e amato.

Acquin decide di accogliere Remì e Capi nella propria famiglia, composta solo da lui e i 4 figli (Alessio, Beniamino, Stefanina e Lisa) dopo la morte della moglie, e di insegnare al bambino il mestiere di giardiniere. Remì inizia così il suo nuovo lavoro, amato dagli Acquin come un figlio ed un fratello, e lega in particolar modo con la piccola Lisa, diventata muta dall’età di tre anni a causa di una grave malattia. La vita sembra finalmente sorridere al bambino e scorrere tranquilla e serena, quando però accade un incidente imprevisto, un’improvvisa quanto violenta grandinata distrugge completamente la serra, rovinando del tutto Acquin che impossibilitato a pagare i propri debiti si vede confiscare la casa e mettere in prigione.
I figli vengono separati e affidati a vari parenti, ma nessuno è disposto a prendere anche Remì che decide quindi di riprendere la propria vita di attore girovago, grazie alla quale potrà raggiungere di volta in volta le città in cui abitano i neo-fratelli e portare a ciascuno notizie dell’altro. Dopo aver salutato in prigione Acquin, Remì si mette in cammino e ben presto reincontra Mattia dal quale apprende che Garofoli è stato arrestato e che si aggrega alla compagnia. Mattia ha infatti un talento naturale per la musica e riesce a suonare magnificamente il violino, e quindi ben presto i tre viaggianti riescono a racimolare, villaggio dopo villaggio, un discreto gruzzolo che Remì decide di mettere da parte per regalare una mucca a mamma Barberin che nel frattempo non aveva mai dimenticato. Dopo essere passati a salutare Alessio nella città in cui adesso viveva, Remì riesce finalmente a comprare la mucca e a portarla a Chavanon (non senza alcune disavventure, i due ragazzi vengono infatti anche arrestati, sospettati di aver rubato la mucca) dove il bambino può riabbracciare la donna che l’ha cresciuto con profondo amore pur non essendone la vera madre.

Remì apprende così che Girolamo è forse riuscito a rintracciare la sua vera famiglia e quindi, salutata mamma Barberin, decide di ripartire nuovamente per raggiungere l’uomo a Parigi, senza però dimenticarsi di fermarsi a salutare Lisa durante il viaggio, con somma gioia della bambina. Giunto però a Parigi, scopre che il destino gli tirato l’ennesimo brutto scherzo, infatti, Gerolamo è morto portandosi nella tomba il segreto della sua nascita. Fortunatamente però, grazie ad una lettera che Barberin aveva scritto alla moglie, Remì riesce a scoprire il nome dell’avvocato inglese incaricato di ritrovarlo e si imbarca quindi alla volta dell’Inghilterra. Giunto finalmente nello studio londinese, viene da questi accompagnato dalla famiglia che tanto disperatamente l’aveva cercato in tutti quegli anni, ma coloro che si ritrova davanti non sono certo i parenti che Remì aveva sempre sognato di ritrovare: i Driscoll abitano infatti in una zona tutt’altro che ricca (come avevano sempre fatto pensare le ricche fasce da neonato in cui il bambino era stato ritrovato), e nonostante a parole si dimostrino felici di aver ritrovato il loro figlio scomparso (rapito da una ex-findanzata gelosa del padre), sembrano tutti estremamente indifferenti nei suoi confronti. Ma mentre Mattia non sembra essere pienamente convinto della storia raccontata dai Driscoll, Remì cerca di essere felice per aver ritrovato la propria famiglia…ma sarà poi la sua vera famiglia?

Remì, che fatica a comunicare in inglese non conoscendo la lingua, scopre ben presto che l’attività di mercanti girovaghi svolta dai Driscoll è tutt’altro che lecita: la merce da loro venduta a prezzi stracciati è infatti tutta roba rubata, e cosa ancora peggiore, hanno iniziato a usare Capi come “palo” nelle loro rapine. Cercando di guadagnare a sufficienza con le proprie esibizioni così da impedire quell’uso di Capi, Remì e Mattia incontrano Bob, un clown amico di Mattia quando quest’ultimo lavorava presso un circo, grazie ai cui consigli i due riescono a migliorare la resa dei propri spettacoli.

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