Recensione Death Note (manga)

Death Note è un manga ideato e scritto da Tsugumi Ōba e disegnato da Takeshi Obata. È stato pubblicato in Giappone, da dicembre 2003 a maggio 2006 sul settimanale Weekly Shōnen Jump dalla casa editrice Shūeisha e poi raccolto in 12 tankōbon. In Italia il manga è edito da Planet Manga, etichetta della Panini Comics, ed è stato pubblicato da novembre 2006 a settembre 2008.

Il successo riscosso sia in patria che all’estero ha fatto si che la storia valicasse i confini del mondo dei manga ed approdasse in quello dell’animazione con una serie tv. La seire a sua volta ebbe talmente altro successo che in seguito vennero realizzati ben tre live action che ovviamente in patria hanno spopolato tanto quanto il manga e la serie tv.

Un simile successo non poteva passare inosservato ed ecco che la Warner Bros. mostra il proprio interesse verso questa storia, infatti, starebbe lavorando ad un Live Action tratto dal manga di Death Note.

Anche noi di Fumetti, Anime & Gadget non siamo rimasti immuni dal fascino di questa storia ed eccoci a scrivere una prima recensione dedicata proprio al manga a cui faranno seguito le recensioni della serie tv e dei tre live action e, se il progetto andrà in porto, non escudiamo di recensire anche il live action di casa Warner.

La storia si incentra su Light Yagami, uno studente delle scuole superiori che trova un quaderno dai poteri soprannaturali chiamato Death Note, gettato sulla Terra dallo shinigami Ryuk. L’oggetto dona all’utilizzatore il potere di uccidere chiunque semplicemente scrivendo il suo nome sul quaderno mentre ci si raffigura il volto. Light intende usare il Death Note per eliminare tutti i criminali e creare un mondo dove non ci sia il male, ma i suoi piani saranno frustrati dall’intervento di Elle, un famoso detective privato, chiamato ad indagare sul caso delle misteriose morti.

I Death Note sono dei quaderni neri, dall’aspetto comune, in possesso degli Shinigami, dei della morte. Questi li usano per uccidere gli umani, scrivendone il nome sul proprio quaderno, ed allungare di conseguenza la loro esistenza di un numero di anni equivalente a quanto rimaneva da vivere a quella persona. I Death Note possono essere usati nello stesso modo dagli umani (senza il guadagno di anni di vita), a patto che la persona che possiede il quaderno scriva il nome della vittima conoscendone il volto. Una volta che il nome è stato scritto, la persona muore entro pochi minuti di arresto cardiaco, a meno che non venga specificata una causa di morte diversa. Attraverso l’utilizzo dei Death Note si possono specificare anche altri dettagli connessi alla morte della vittima, come data e ora, o obbligare il soggetto condannato a compiere delle azioni contro la sua volontà, prima del decesso.

La parte funzionale del Death Note è la carta che compone le pagine: anche brandelli o ritagli delle singole pagine, pur separate dal quaderno, se utilizzate sortiscono lo stesso effetto (è da notare come, in giapponese, le parole “carta” (紙 kami?) e “dio” (神 kami?), pur scrivendosi con differenti kanji, siano omofone).

Gli occhi degli shinigami hanno la particolarità di visualizzare sopra al capo degli umani il nome della persona e il tempo che le resta da vivere. Questo potere può essere ceduto anche agli uomini, al prezzo di metà degli anni che rimangono da vivere. Nel momento in cui un possessore umano di un Death Note rinuncia al quaderno o questo viene distrutto, la persona perde tutti i ricordi connessi all’uso dell’oggetto. I ricordi possono essere recuperati toccando nuovamente il Death Note, se questo nel frattempo non è andato perduto. Gli shinigami possono morire se si innamorano di un umano e per salvarlo ne uccidono un altro scrivendo il suo nome sul proprio Death Note.

Light Yagami è uno studente modello, annoiato dal suo stile di vita e stanco di essere circondato da una società pervasa da crimini e corruzione. La sua vita prende una svolta decisiva quando un giorno trova per terra un misterioso quaderno nero con scritto in copertina “Death Note”. Le istruzioni riportate sul Death Note asseriscono che qualsiasi persona il cui nome venga scritto sul quaderno morirà. Inizialmente scettico sull’autenticità del Death Note, credendolo uno scherzo, Light si ricrede quando assiste alla morte di due criminali di cui aveva scritto il nome sul quaderno. Dopo aver incontrato il vero proprietario del Death Note, uno shinigami di nome Ryuk, che gli rivela di aver lasciato cadere il quaderno nel mondo degli umani perché si annoiava, Light afferma che con questo nuovo potere cercherà di uccidere tutti i criminali al fine di purificare il mondo dal male e diventare il “Dio del nuovo mondo”. Poco dopo, il crescente numero di morti inspiegabili cattura l’attenzione degli agenti dell’Interpol e di un famoso detective privato conosciuto come Elle. Egli scopre rapidamente che il serial killer — soprannominato dalla gente “Kira” (キラ?), dalla pronuncia giapponese della parola inglese killer — risiede in Giappone, e che può uccidere le persone a distanza. Light viene a conoscenza delle indagini sul proprio conto, perché il padre poliziotto entra a far parte della divisione giapponese per contrastare Kira. Il giovane cerca quindi di crearsi un alibi entrando a far parte della squadra investigativa al fianco di Elle, mentre continua una guerra a distanza fatta di intelletto e psicologia tra Elle e Kira.

Compare un secondo Kira, sotto la cui identità si cela Misa Amane, una famosa idol giapponese innamoratasi del primo Kira dopo che questo ha ucciso l’assassino dei suoi genitori e disposta a tutto pur di aiutarlo. Lo shinigami di Misa, Rem, ha sviluppato un sentimento di amore verso la ragazza e cerca di proteggerla dalla strategia di Elle che indirizza le indagini su questo “secondo Kira”. Light e Misa collaborano per un periodo, ma attirano sempre di più i sospetti di Elle, così, per allontanarli, escogitano un piano per cedere il possesso dei Death Note, perdendo i ricordi, e farsi porre sotto costante sorveglianza da Elle. Il piano riesce ed Elle libera Light per farsi aiutare nelle indagini su una misteriosa società chiamata Yotsuba, che sembra in qualche modo collegata con il Death Note. Si scopre infatti che Kyosuke Higuchi, un membro del consiglio di amministrazione dell’azienda, è diventato Kira e nell’operazione della polizia per catturarlo, Light recupera il Death Note, così come aveva previsto fin dall’inizio, uccidendo Kyosuke. La polizia scopre dell’esistenza dei Death Note e degli shinigami, ma Light completa il suo piano manipolando Rem nell’uccidere Elle e il suo mentore Watari, atto che porta alla morte della stesso shinigami per aver protetto un umano. Il giovane assume quindi la posizione di “nuovo Elle” all’interno della squadra investigativa e continua la messinscena della ricerca di Kira senza più avversari in grado di opporglisi.

Cinque anni più tardi, Near e Mello, i veri successori di Elle, si mettono ad indagare sul caso Kira. Near, con l’appoggio del governo, crea la SPK, un’organizzazione nata con l’obiettivo esplicito di catturare Kira; mentre Mello stringe un patto con la mafia per raggiungere lo stesso obiettivo. I due ragazzi si rivelano abili almeno quanto Elle ed usano qualsiasi mezzo per contrastare il loro avversario, così, grazie ad una serie di sequestri, riescono ad apprendere dell’esistenza dei Death Note e cominciano a nutrire forti sospetti nei confronti di Light. In risposta il giovane persuade Misa a cedere il suo Death Note a Teru Mikami, fervente supporter di Kira che venera come un dio. Quando Near contatta Light e la sua squadra per arrangiare un incontro, Light incarica Teru di indagare circa i nomi reali dei membri della SPK. Quando il giorno della riunione arriva, Mikami scrive i nomi dei componenti della SPK sul suo Death Note, ma non succede niente, perché, come spiega Near, con l’aiuto di Stephen Gevanni aveva cambiato il quaderno di Light con un falso, smascherando il suo avversario. Sentendosi alle strette dalle deduzioni di Near, Light rivela di essere Kira e in un tentativo disperato tenta di ucciderlo con un foglio del Death Note nascosto nell’orologio. Tuttavia Tota Matsuda, un membro della squadra investigativa, riesce a fermarlo sparandogli diversi colpi. Capendo che Light è stato sconfitto, Ryuk scrive sul suo Death Note il nome del giovane, uccidendolo e rispettando così il patto che avevano stabilito quando si erano conosciuti la prima volta.

Come si vede la trama è molto avvincente, non priva di colpi di scena e dallo sviluppo decisamente non prevedibile e forse il segreto e la forza del manga risiedono proprio qui.

C’è chi critica però la seconda parte del manga dopo la morte di L, ma questa critica non è condivisibile perché anche nella seconda parte l’opera riesce a mantenere desta l’attenzione del lettore, i nuovi avversari si dimostrano diversi da L, ma nel contempo molto vicini, spinti da una volontà di imitazione inculcata dalla Wammy’s house. La parte più criticabile è forse la relativa facilità con cui Near scopre Light Yagami, ma d’altronde far ripetere tutto il ragionamento iniziale di L avrebbe annoiato molto il lettore. Forse il manga stanca un po’ alla fine del volume 11 perché si dilunga a causa nella volontà ammessa dagli autori di voler raggiungere i 108 capitoli per il forte significato che questo numero ha.

Se si vuole però analizzare la fine dell’opera allora si può portare alla luce un’altra bellissima similitudine, quella tra Light e Cristo. Questa similitudine è molto forte ed è più volte rafforzata dall’iconografia dell’opera, dalle croci e dall’ultima copertina dove Light è crocifisso. Gli stessi ultimi capitoli e la prodigata sofferenza prima di sancire la morte di Light possono essere accomunati alla Passione. In realtà la vera passione Light la prova durante tutta la sua salita al potere, dove la sofferenza per aver rinunciato alla vita ed ai sentimenti traspare solo a malapena (per non dire che non traspare affatto). Le lacrime dopo la morte del padre sebbene possano apparire finte ci sono sembrate una sorta di primo, sebbene limitato, sfogo. Light era consapevole che per proseguire nei suoi scopi doveva rinunciare a tutto, doveva rinunciare ad una vita normale. Cosi come Cristo anche Light cerca di salvare il mondo ma viene ripudiato da un mondo che non vuole cambiare, un mondo ancorato al modo di pensare ormai radicato ma di sicuro non il più giusto. La “giustizia” è un concetto relativo e le ultime immagine che raffigurano un folto gruppo di poveracci che credono ancora in Kira dimostra che alla fine chi ci rimette in questo mondo sono sempre le persone buone.

Nell’ambito del disegno invece non facciamo alcuna fatica ad ammettere che il tratto è particolare per essere quello di uno shonen manga. Risulta veramente difficile non apprezzare il tratto di Obata che, precisiamo è aderente alla realtà, vivido e curato sin nei minimi dettagli, non lascia nulla all’immaginazione del lettore quasi volesse imporgli e imprimergli bene nella mente le fisionomie dei personaggi tanto da non dare adito al più minuscolo personale cambiamento.

L’edizione della Planet è quella classica da € 3,90 e di certo non una delle migliori, ma c’è sempre la speranza di avere una nuova edizione decisamente più decorosa per un manga che merita questo ed altro.

In conclusione reputiamo Death Note un ottimo manga, non il capolavoro eccelso che molti osannano, ma comunque un prodotto certamente peculiare nell’ambito degli shonen che merita di far parte della collezione di ogni appassionato di manga che si rispetti. Segnaliamo. Inoltre. la cospicua presenza in tutte le pagine di ogni tankōbon di dialoghi o lunghi monologhi interiori che richiedono un’attenta lettura per essere compresi pienamente, quindi consigliamo vivamente la lettura di questo manga solo a chi dispone veramente di tanto tempo da potergli dedicare, perché di sicuro non riuscirete a scorrere un capitolo ogni cinque minuti.

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