Rango Vince l’Oscar 2012 per l’animazione

Prima o poi doveva succedere ed ecco che dopo 4 anni di predominio incontrastato della Pixar l’84 edizione degli oscar ha segnato il cambio di rotta, grazie ad uno straordinario camaleonte in puro stile western che ha conquistato pubblico e critica. Rango di Gore Verbinski ha, confermando tutti i pronostici, fatto suo l’Oscar come Miglior Lungometraggio Animato del 2011, battendo in volata due titoli Dreamworks ed i titoli rivelazione A Cat in Paris e Chico & Rita.

Per il padre della prima trilogia dei Pirati dei Caraibi è il primo Oscar vinto, grazie ad una pellicola riuscita ad incassare 245 milioni di dollari in tutto il mondo, dopo esserne costati 135. Per la Paramount è il primo Oscar animato della sua centenaria vita, mentre per il film è l’ennesimo trionfo della stagione, dopo aver già vinto 4 Annie Awards, Oscar dei cartoni animati.

Rango, camaleonte domestico, è in un’auto, nel suo terrario con l’amico Mister Beekles (un pesce di gomma) e altri stravaganti amici immaginari, che precipitano insieme a lui e a tutta la sua casa per strada, nel Deserto del Mojave. Sotto il sole cocente incontra il saggio armadillo Carcassa che lo indica verso la cittadina di Polvere. Dopo un’intera giornata a camminare, Rango incontra un rospo che lo avverte della presenza di un falco. I due così scappano, ma il rospo viene catturato mentre Rango riesce sfuggire. Il giorno dopo incontra la lucertola Borlotta che lo conduce fino alla cittadina di Polvere, che è un desolato avamposto del selvaggio West i cui abitanti, oppressi dalla siccità, conservano solo una parvenza di umanità. Nel saloon della cittadina per farsi rispettare Rango inventa una storia e si spaccia per un eroe; con grande fortuna uccide il falco che aveva incontrato nel Deserto, che terrorizzava tutti, e diventa involontariamente il nuovo sceriffo, l’ultimo baluardo della legge. La tragedia piomba sulla cittadina quando dei banditi rapinano la banca, rapiscono il proprietario e rubano l’ultimo contenitotore di acqua conservata.

Di fronte alla prospettiva di una cruenta anarchia di disperazione per sete, Rango parte per recuperare l’acqua insieme a Borlotta, Cucchiai, Doc e molti altri stravaganti personaggi. La brigata ritrova il proprietario della banca affogato e dopo molte peripezie scopre che è il sindaco stesso ad aver ordito la rapina della banca e addirittura la terribile siccità nella cittadina di Polvere per poter speculare sui suoi terreni: per difendere il suo piano, il sindaco ingaggia il terribile Jake Sonagli per eliminare Rango. Nello scontro Jake umilia Rango, smaschera tutte le sue finte avventure e lo costringe ad abbandonare la città. Vagando nel Mojave, Rango incontra nuovamente l’armadillo Carcassa che lo istruisce a interpretare gli arcani segnali del deserto. Il mistero è svelato: l’acqua è stata dirottata verso la città in costruzione. Il camaleonte torna a Polvere per regolare i conti aiutato dalla banda di talpe predone ma è imprigionato assieme a Borlotta nel caveau della banca allagato. Dopo essersi liberato grazie all’ultima pallottola che il sindaco pensava di utilizzare per sbarazzarsi dell’ormai scomodo Jake (che si vendica afferrando il sindaco tra le sue spire e sparendo con lui nel deserto), Rango riporta l’acqua a Polvere e con essa la civiltà.

Rango suscita sin dalle prime battute tanta simpatia: un mostriciattolo che vuole diventare un eroe nel momento in cui sente di avere le caratteristiche naturali per riuscirvi. Si accoda a tutti gli altri animali, ancora una volta e in questo caso ancora di più rispetto alla trilogia di “Toy Story”, fra gli emarginati, i diseredati, disadattati, scorbutici, zotici, nonché goliardici del selvaggio West. Le battute comiche non riescono a coinvolgere e convincere sempre, ma basta incollare gli occhi allo schermo per accorgersi di quanto l’inventiva grafica sia preponderante, nonostante una cura nel progredire degli eventi del plot tutt’altro che superficiale od approssimativa. Almeno trenta amici / nemici attorno a Rango (doppiato da Johnny Depp in originale), fra cui una piccola e graziosa topina (la giovanissima Abigail Breslin, apprezzata in “Little Miss Sunshine”), un armadillo come guida spirituale per il protagonista, Balthazar (che sia un riferimento all’asino del film di Bresson?), il capo dei cani della prateria, un coniglio alcolizzato, un mostro pistolero, un rospo, una volpe assistente personale del sindaco / tartaruga, una civetta giocatrice d’azzardo, uno stoico uccello da preda, e il sibilante e farabutto serpentone a sonagli come antagonista.

La piacevolezza dell’apertura di un cielo celestiale e polveroso allo stesso tempo, sereno in faccia alla terra brulla, secca e brulicante di esseri che amano farsi notare in specchio al sole, contribuiscono alla riuscita dell’insieme. Senza troppe pretese si ha il giusto equilibrio fra bellezza visiva e piacere umoristico e bizzarro. Il personaggio di Rango è il punto di forza, in quanto è indubbiamente il punto focale della dialettica brutto / bello, quindi non stupisce che un titolo simile abbia vinto l’Oscar. Ora la domanda sorge spontanea, visti gli incassi ed il gran numero di premi vinti, ci sarà un seguito? In attesa di ricevere una risposta vi lasciamo al trailer del film.


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