Multato direttore tv per aver mandato in onda cartoon con immagine Allah

Un tribunale tunisino ha inflitto una multa di 1.550 dollari al direttore di una tv per aver mostrato un controverso cartone animato, in un processo che ha aggravato le divisioni tra islamisti e laici. Il tribunale ha riconosciuto Nabil Karoui, direttore dell’emittente privata Nessma, colpevole di aver turbato l’ordine pubblico e di aver attaccato i valori morali con la diffusione del film d’animazione pluripremiato “Persepolis”.

Nella pellicola franco-americana, nella quale si parla di una ragazza cresciuta in Iran, c’è una scena in cui viene raffigurato Allah, cosa proibita nell’Islam. Gli oppositori islamici di Karoui, che rischiava una pena fino a tre anni di reclusione, avevano chiesto il carcere.

Persepolis è un film del 2007 ed è una coproduzione tra Francia ed USA che ha la regia di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, il film è ambientato a Teheran, nel 1978. Marjane, otto anni, sogna di essere un profeta che salverà il mondo. Educata da genitori molto moderni e particolarmente legata a sua nonna, segue con trepidazione gli avvenimenti che porteranno alla Rivoluzione e provocheranno la caduta dello Scià.
Con l’instaurazione della Repubblica islamica inizia il periodo dei “pasdaran” che controllano i comportamenti e i costumi dei cittadini. Marjane, che deve portare il velo, diventa rivoluzionaria.
La guerra contro l’Iraq provoca bombardamenti, privazioni e la sparizione di parenti. La repressione interna diventa ogni giorno più dura e i genitori di Marjane decidono di mandarla a studiare in Austria per proteggerla.
A Vienna, Marjane vive a 14 anni la sua seconda “rivoluzione”: l’adolescenza, la libertà, l’amore ma anche l’esilio, la solitudine, la diversità.
Sono rari i film di animazione in grado di far percepire al pubblico le difficoltà dell’esistenza di chi li ha ideati. Spesso impegno in difesa dei diritti e qualità grafica non convivono. In questo caso il connubio è perfettamente riuscito. Marjane Satrapi è riuscita a trasformare i quattro volumi di fumetti in cui raccontava, con dolore e ironia, la propria crescita come donna in un Iran in repentina trasformazione e in un’Europa incapace di accogliere veramente il diverso, in un lungometraggio di animazione di qualità. Ha anche un altro merito che le va attribuito: è riuscita a sfuggire alle sirene hollywoodiane che la volevano sedurre con la proposta di film in cui Jennifer Lopez sarebbe divenuta sua madre e Brad Pitt suo padre. Ha tenuto duro e ne è nata un’opera in bianco e nero (con lampi di colore) capace di raccontare un’infanzia e un’adolescenza al femminile comune e differente al contempo. Comune perchè tante giovani donne si potranno ritrovare nel suo percorso di crescita. Differente perchè la donna in Iran è (per chi ha dettato e detta le leggi) meno donna. Per una volta ci venga concessa una citazione diretta: vedere questa giovane regista non riuscire più a trattenere le lacrime nel corso di una standing ovation durata 15 minuti a Cannes dava la misura della difficoltà di una vita ma anche della necessità di non dimenticare lo springsteeniano “No retreat no surrender”.


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