Lone Ranger, cronaca di un successo annunciato

Nell’immaginario collettivo americano la figura di Lone Ranger è molto radicata, essa rappresenta l’eroe che combatte ogni forma di ingiustizia. Lone Ranger nasce come personaggio radiofonico nel 1933 in uno show inventato da George W. Trendle e sviluppato da Francis H. Striker. Nel 1938 diventa una serial cinematografico di 15 episodi della durata di 15 minuti, seguita nel 1939 da altri 15 episodi, e una versione a fumetti quest’ultima è affidata a Ed Kressy e poi a Charles Flanders (lo stesso disegnatore de “L’Agente Segreto X-9”). E’ proprio grazie alla nona arte che il personaggio di Lone Ranger ottiene la sua consacrazione, grazie alle sue entrinsiche qualità, quali coraggio e senso della giustizia; qualità che lo resero amabile al grande pubblico americano. Mascherina sul volto, stella raffigurante il Texas sul petto e spalleggiato dall’inseparabile cavallo Silver e dall’indiano Tonto.

Lone Ranger, scampato miracolosamente a un agguato teso dalla banda di Butch Cavendish, viene curato dall’Indiano Tonto, comincia, quindi, a girare il West assumendo l’identità segreta di Lone Ranger dedicando la propria vita a combattere le ingiustizie. Il grido “Hi-yo, Silver! away!” (per spronare il suo cavallo) diventò tanto famoso da essere usato dai Marines nel corso delle battaglie durante la seconda guerra mondiale. Altro tratto distintivo della serie fu la colonna sonora della serie il “Guglielmo Tell Overture”, di Gioachino Rossini, come indimenticabili le pallottole d’argento che egli riserva ai suoi nemici.

Le strisce a fumetti di Lone Ranger furono pubblicate dal 1938 al 1971, distribuite dal King Features Syndicate, raccolte poi in 145 comic books, con l’aggiunta saltuaria di qualche contenuto inedito, e di uno spin-off, costituito da 31 uscite dedicate a Tonto. Dopo una pausa durata 10 anni nel 1981 il New York Times Syndicate lanciò una seconda serie di strisce, con i testi di Cary Bates e i disegni di Russ Heath, serie che si concluse nel 1984. Bisogna aspettare il 2006, per rivedere Lone Ranger pubblicato dalla la Dynamite Entertainment con una miniserie di soli sei numeri, con ai testi un collaboratore di Joss Whedon: Brett Matthews e ai disegni Sergio Cariello. L’iniziativa editoriale, se pur breve, ha avuto un successo notevole, tanto da prolungare la pubblicazione e vedere conferita una nomination come miglior nuova serie del 2007 da parte della Eisner Awards.

In Italia il fumetto di Lone Ranger fu pubblicato, in maniera saltuaria e per brevi periodi, dalla casa editrice Nerbini, che ne pubblicò le gesta sulle testate: L’Avventuroso, Giungla e Pisellino. Nel 1940 furono pubblicati 11 albi dedicati al personaggio di Lone Ranger, italianizzandone il nome “il Solitario della Foresta” o “il Re della Prateria”, anche se il nome usato in Italia con cui Lone Ranger è più conosciuto resta “il Cavaliere Solitario”. Tutti questi cambi di nome sono dovuti al divieto di importare pubblicazioni dagli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, per cui gli editori italianizzavano i nomi dei personaggi statunitensi.

Ovvio, quindi, che con queste premesse il nuovo film su Lone Ranger sia diventato uno dei film più attesi per il 2013, grazie anche al trio formato dal regista Gore Verbinski, dal produttore Jerry Bruckheimer e dall’attore Johnny Depp, già protagonisti nei loro rispettivi ruoli nella saga de I Pirati dei Caraibi. Il film nasce, infatti, con l’intento di diventare l’esempio del nuovo western, inserendo elementi fantastici, così come fatto nella saga dei Pirati dei Carabi. Disponibile qui il nuovo trailer ufficiale del film.

“Hi-yo, Silver! away!”

icollezionisti

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