In Francia è proibito chiamare i figli come un personaggio dei fumetti

Sulle pagine del sito web del Corriere Della Sera è apparso un articolo su di una particolare sentenza uscita in Francia nei giorni scorsi. Secondo questa sentenza da ora in avanti sarà vietato dare ai propri figli nomi di personaggi dei fumetti. Il giudice ha motivato la sentenza dicendo: «È contro gli interessi del bambino». Di seguito riportiamo l’intero articolo.

È uno dei personaggi dei fumetti più amati dai francesi e la sua proverbiale ingenuità lo fa apparire innocuo e innocente. Tuttavia mercoledì scorso la Corte di Cassazione transalpina ha stabilito che chiamare un bambino come l’eroe biondo dei cartoni animati Titeuf è pericoloso e ha proibito a una coppia d’Oltralpe di scegliere per il proprio figlio questo nome.

LA DIATRIBA – La diatriba tra la coppia del

Titeuf

La diatriba tra la coppia del dipartimento dell’Oise e la magistratura transalpina inizia più di due anni fa. Il 7 novembre del 2009 i coniugi, grandi appassionati del fumetto che nella sola Francia in meno di 15 anni ha venduto ben 16 milioni di copie, decidono di registrare il loro neonato con il nome Titeuf Grégory Léo. L’ufficiale di stato civile si dimostra scettico e cerca, inutilmente, di far cambiare idea ai genitori. A questo punto informa la Procura della Repubblica che accoglie i dubbi dell’organo comunale e presenta il caso al Tribunale civile di Pontoise. Quest’ultimo in una successiva sentenza stabilisce che il nome scelto è contrario agli interessi del bambino.

DIRITTI – I genitori non demordono e continuano la loro battaglia legale richiamando la Convenzione europea dei diritti dell’uomo che proclama il rispetto della vita privata dei cittadini. Tuttavia anche la Corte d’appello conferma la decisione di primo grado sottolineando che il nome Titeuf deve essere vietato perché potrebbe attrarre lo scherno dei bambini e degli adulti in ragione della grande popolarità del fumetto in Francia: «L’associazione di questo nome al personaggio di un ragazzo ingenuo e maldestro – dichiara la Corte – rischia di costituire un reale handicap per il bambino una volta divenuto adolescente e poi adulto tanto nelle relazioni personali quanto in quelle professionali».

DECISIONE DEFINITIVA – Mercoledì scorso è arrivato il definitivo parere della Cassazione che ha confermato le precedenti decisioni. La Corte, richiamando la Convenzione sui diritti dell’infanzia che afferma come l’interesse del nascituro debba essere considerato «primordiale», ha affermato la legittimità dei tribunali nazionali di decidere se un nome può essere contrario all’interesse del bambino. Nonostante abbia rilevato la simpatia e la fama dell’eroe con la testa a uovo creato dal disegnatore svizzero Philippe Chappuis, in arte Zep, la Corte ha voluto ribadire che chiamare un bambino Titeuf potrebbe segnare negativamente la sua crescita. Alla fine la decisione è stata netta: oltre al turbolento e credulone personaggio dei fumetti non vi sarà alcun bambino di nome Titeuf in Francia, mentre il piccolo dell’Oise, che intanto ha quasi compiuto tre anni, si chiamerà solo Grégory Léo.

Francesco Tortora

Tags:  ,

Lascia un commento

È possibile utilizzare questi tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>